GRADUATORIE VIVI LA RIEVOLUZIONE! NUOVO BANDO SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

PUBBLICATE LE GRADUATORIE PROVVISIORE PER IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

Di seguito il link alla graduatoria completa di Arci Servizio Civile Nazionale

https://www.arciserviziocivile.it/2021/04/06/pubblicate-le-graduatorie-provvisorie/

Di seguito il file relativo alla nostra sede

Graduatorie SCU legambiente 2021

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La rievoluzione non si ferma – l’ecoconsiglio della settimana: il parco Virunga e i suoi gorilla di montagna

Quella del Parco nazionale del Virunga, in Africa, al confine tra Ruanda, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, è l’unica regione al mondo dove è ancora possibile trovare i maestosi gorilla di montagna. Ne sono rimasti meno di 800 esemplari, la cui conservazione è fortemente minacciata.

Il titolo del film che vi consigliamo questa settimana prende il nome dal parco stesso: “Virunga”.

La pellicola, diretta e prodotta da Orlando von Einsiedel e disponibile su Netflix, racconta la vera storia dell’ultima comunità di gorilla di montagna messa a dura prova dal bracconaggio, dalle guerriglie interne del paese, e da una potente minaccia esterna: la Soco International.

Nel 2010 infatti la società britannica Soco decide di intraprendere la ricerca di petrolio nel lago Edoardo, proprio all’interno del parco Virunga. L’azione, totalmente illegale in quanto è vietata l’esplorazione petrolifera all’interno di parchi nazionali, viene supportata dallo stesso governo del Congo che, desideroso di ottenere i consistenti guadagni promessi dalla società, decide comunque di autorizzare il progetto.

Questo comporterà un grave danno per la popolazione di gorilla che, oltre a vedersi distrutto il proprio habitat, dovrà sopportare una crescente attività di bracconaggio.

Il Parco Virunga è stato reso riserva naturale (nominato anche patrimonio dell’umanità dall’UNESCO) proprio perché è rimasto l’unico luogo sulla terra ad ospitare i gorilla di montagna. Se tutti gli esemplari venissero sterminati, il parco perderebbe il suo status di area protetta, e la Soco International e altre società sarebbero libere di sfruttare l’area a proprio piacimento.

In una vicenda in cui tutti gli uomini sembrano facilmente corruttibili, interessati al profitto più che alla sopravvivenza dell’area naturale, appaiono per fortuna i protagonisti di questa lotta per la conservazione: il custode di gorilla André Bauma, il capo guardaparco Rodrigue Mugaruka Katembo, il capo guardiano Emmanuel de Merode e la giornalista francese Mélanie Gouby, che faranno il possibile per proteggere la loro amata terra.

Nel 2013 (un anno prima della pubblicazione del film) il WWF denuncia la Soco international per violazione delle disposizioni in merito ai diritti ambientali e umani dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (OCSE). Alla fine dell’anno successivo, anche grazie a questo film che ha mosso l’opinione pubblica portando alla luce la vicenda, il WWF vince la sua battaglia: la Soco annuncia che porrà fine alle operazioni di trivellazione.

Sempre più spesso si sente parlare di animali fortemente minacciati dal bracconaggio. Immediatamente si associano queste parole ad animali esotici, come il gorilla di montagna, la tigre o il rinoceronte e gli elefanti, privati di corni e zanne.  In realtà è importante ricordare che le specie in pericolo di estinzione e minacciate dalla caccia di frodo sono tantissime in tutto il mondo, Italia compresa. L’orso marsicano, ad esempio, entra spesso in conflitto con le comunità dei luoghi che frequenta e per questo continua ad essere vittima di fucilate, lacci e veleni. L’aquila del Bonelli, particolarmente desiderata dai falconieri, viene derubata dalle sue uova, le quali vengono vendute per migliaia di euro.

Giancarlo Ferron, guardiacaccia delle montagne vicentine, racconta all’interno del suo libro “Ho visto piangere gli animali” la realtà del bracconaggio italiano. La sua testimonianza ci fa comprendere quanto sia vicina, attuale e crudele la caccia di frodo.

Faccio il guardiacaccia e per troppe volte ho guardato negli occhi un animale che moriva e ho avuto l’impressione che stesse piangendo, forse ero io che stavo male; ma in quello sguardo liquido ho visto riflettersi, come in uno specchio, l’animale che c’è dentro di me…

 

Articolo di Federica Giancecchi per Legambiente Parma

PREBANDO SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE 2020

ARCI SERVIZIO CIVILE REGGIO EMILIA

Ente di Servizio Civile Universale SU00020

Enti associati:

ANPI COMITATO PROVINCIALE DI PARMA, ANPI COMITATO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA, ARCI REGGIO EMILIA – CEPAM
AUSL REGGIO EMILIA, COMUNE CASTELLARANO, COMUNE CAVRIAGO, COMUNE MONTECCHIO EMILIA, COMUNE REGGIOLO
COMUNE SASSUOLO, FONDAZIONE FAMIGLIA SARZI, ISTITUTO ALCIDE CERVI, ISTORECO
LEGAMBIENTE PARMA

 

Selezione 2020

 

Si informa che nei prossimi giorni sarà possibile fare domanda di servizio civile universale aderendo al programma presentato da Arci Servizio Civile (ente capofila) denominato “I BENI ARTISTICI, CULTURALI E AMBIENTALI IN EMILIA” a cui hanno aderito 5 Comuni, 4 associazioni, 2 istituti culturali, una fondazione e una azienda USL. Di seguito l’elenco degli enti, la sede, i posti disponibili nonchè i riferimenti per chiedere informazioni.

 

ENTE TITOLO PROGETTO SEDE ATTUAZIONE CODICE SEDE N° VOL
LEGAMBIENTE PARMA
VIVI LA RIEVOLUZIONE
LEGAMBIENTE PARMA – PARMA
140844
4
COMUNE MONTECCHIO EMILIA AMICA BIBLIO: UNA BIBLIOTECA PER TUTTE LE ETA’ BIBLIOTECA

C/O CASTELLO MEDIEVALE

167852 2
COMUNE CAVRIAGO AMICA BIBLIO: UNA BIBLIOTECA PER TUTTE LE ETA’ MULTIPLO CENTRO CULTURALE 167977 2
COMUNE CASTELLARANO AMICA BIBLIO: UNA BIBLIOTECA PER TUTTE LE ETA’ BIBLIOTECA COMUNALE CHIAVELLI 175566 3
COMUNE REGGIOLO AMICA BIBLIO: UNA BIBLIOTECA PER TUTTE LE ETA’ BIBLIOTECA GIORGIO AMBROSOLI 167816 2
AUSL REGGIO EMILIA FOLLIE D’ARCHIVIO BIBLIOTECA SCIENTIFICA CARLO LIVI – REGGIO EMILIA 175571 4
ANPI COMITATO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA LA MEMORIA – ESSERCI E’ IMPORTANTE ANPI COMITATO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA – REGGIO EMILIA 140604 2
ANPI COMITATO PROVINCIALE DI PARMA LA MEMORIA – ESSERCI E’ IMPORTANTE ANPI COMITATO PROVINCIALE DI PARMA – PARMA 140724 2
ISTORECO LE VIE DEL RICORDO 2020 ISTORECO – REGGIO EMILIA 142470 3
ISTITUTO ALCIDE CERVI LE VIE DEL RICORDO 2020 ISTITUTO ALCIDE CERVI 142466 3
FONDAZIONE FAMIGLIA SARZI LE VIE DEL RICORDO 2020 FONDAZIONE – CAVRIAGO 142266 2
ARCI REGGIO EMILIA – CEPAM SEGNALE RADIO – MUSICA E CULTURA PER IL SOCIALE ARCI REGGIO EMILIA – CEPAM -– REGGIO EMILIA 140732 4
COMUNE DI SASSUOLO UN PALAZZO A PORTATA DI MANO COMUNE 167917 4

 

Riservato a:

I giovani hanno compiuto 18 anni e non superato i 28 anni (28 anni e 364 giorni) alla data di chiusura del bando e faranno domanda sulla piattaforma DOL (domande on line) entrando con le proprie SPID (https://domandaonline.serviziocivile.it/).

 

Per informazioni:

Legambiente Parma APS

Viale Antonio Bizzozero, 19 – Parma

info@legambienteparma.it, tel. 0521238478

 

Arci Servizio Civile Reggio Emilia:

Viale Ramazzini, 72 – Reggio Emilia

reggioemilia@ascmail.it, tel 348.7419763

 

 

 

La rievoluzione non si ferma – l’ecoconsiglio della settimana: Stefano Mancuso e l’intelligenza delle piante

Stefano Mancuso è un nome che gli appassionati di biologia conoscono bene: inserito da Repubblica nella lista degli italiani più influenti al mondo, professore presso la facoltà di agraria dell’università di Firenze e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV). Botanico di fama internazionale, Mancuso ha dedicato i suoi studi e la sua attività di divulgazione ad alcuni degli esseri più intelligenti del nostro Pianeta: le piante. Le piante? Ebbene sì! I lavori di questo brillante scienziato vi mostreranno come questi organismi, così spesso sottovalutati e considerati al limite tra i viventi e i non viventi (pensate a tante nostre espressioni come “stato vegetativo”, o “essere un vegetale”) abbiano capacità sorprendenti. Il libro che vi consigliamo oggi è Verde brillante: sensibilità e intelligenza del mondo vegetale. Breve, coinvolgente e di facile lettura; realizzato a 4 mani con la giornalista scientifica Alessandra Viola e vincitore di numerosi premi, è un ottimo primo approccio al mondo dell’intelligenza vegetale. Si parte con una carrellata di spunti storici, religiosi e filosofici che ci mostrano come, per secoli, le piante siano state considerate “eterne seconde” rispetto agli animali e come questo si sia riflettuto nella ricerca scientifica.

Nella nostra visione antropocentrica, la Terra è dominata dall’uomo. E allora com’è possibile che più del 99% della biomassa terrestre sia costituita da vegetali? La vita media di una specie si aggira intorno ai 5 milioni di anni. Noi umani ne abbiamo appena 400.000, le piante sopravvivono da 450 milioni di anni. Difficile credere che una simile diffusione nel tempo e nello spazio non nasconda una qualche strategia intelligente. Mancuso rivendica a gran voce l’intelligenza dei vegetali, e ce la spiega in termini semplici ma spesso sorprendenti. Guidati dalle sue parole scopriamo così che le piante sono in grado di comunicare tra loro, aiutarsi, proteggersi da organismi dannosi, sfruttare gli animali a proprio vantaggio, muoversi e risolvere problemi. Attraverso i suoi esperimenti al LINV Mancuso ci mostra come alcune specie vegetali siano in grado di muoversi fino a raggiungere un supporto a cui ancorarsi o come le radici riescano a risolvere veri e propri labirinti per arrivare alle sostanze nutritive senza mai sbagliare un colpo, facendo impallidire i risultati dei topolini da laboratorio o di altri animali. E sapevate che le piante hanno molti più sensi di noi? Gli apici radicali, in particolare, sono come milioni di elaborate e sensibilissime terminazioni nervose in grado di riconoscere un enorme quantità di stimoli: gravità, temperatura, umidità, campo elettrico, pressione, gradienti chimici, sostanze tossiche, vibrazioni.

 

Le piante secondo Stefano Mancuso - Eventi, incontri e manifestazioni a Milano - Vivimilano

 

Le piante hanno seguito un percorso evolutivo molto diverso dal nostro; non presentano un cervello e un sistema nervoso centrale, ma questo non le rende prive di intelligenza. Mentre gli animali hanno sviluppato una struttura centralizzata e gerarchica, i vegetali prediligono un a struttura modulare e diffusa. Questo permette loro di sopravvivere anche perdendo buona parte del loro corpo ad opera, ad esempio, di predazione da animali erbivori. Un bel vantaggio per individui radicati al suolo che non possono darsi alla fuga! Ma spesso sono proprio le piante ad avere la meglio sugli animali. Pensate alle raffinate strategie per attirare gli insetti impollinatori: fiori, colori, profumi. Spesso si tratta di una relazione simbiotica che apporta reciproco vantaggio, ma ci sono anche casi di piante che “ingannano” gli insetti, e ci riescono molto bene! Alcune specie di orchidee, ad esempio, sono campionesse di mimesi. Assomigliano talmente tanto alle femmine di alcuni imenotteri, persino nell’odore, che questi tentano di accoppiarsi con il fiore e, nel farlo, si cospargono di polline. E che dire poi delle piante carnivore?

Strategie evolutive differenti, organizzazione strutturale diversa, ma che non abbiamo ragione di considerare inferiori a quelle degli animali. In un altro volume, Plant revolution, Mancuso approfondisce le caratteristiche uniche degli organismi vegetali e ci mostra come le strategie da loro messe in atto possano tornarci utili come spunti per innovativi sviluppi tecnologici. E se ancora non siete convinti vi basti pensare che, senza le piante, senza l’ossigeno che hanno rilasciato in atmosfera per milioni di anni e la materia organica che fissano tramite la fotosintesi dando il via alla catena alimentare, la vita animale non potrebbe esistere. Il documentario della BBC Terra, il potere delle piante spiega bene l’evoluzione del nostro pianeta dal punto di vista dei vegetali e come la loro presenza abbia reso possibile il proliferare d altre forme di vita.

L’intelligenza umana, con il cervello più complesso mai apparso sulla Terra, è un esperimento della selezione naturale, uno dei tanti. Si rivelerà la via più vantaggiosa? è presto per dirlo… ricordiamo che siamo qui da soli 400 mila anni, mentre le piante proliferano silenziose da ben 450 milioni. Saremo in grado di fare altrettanto?

 

Articolo di Marta Lauro per Legambiente Parma

Comunicato stampa Idee e tecniche per prendersi cura del verde a Parma: dal webinar di Legambiente le proposte innovative per alberi e parchi

Parma, 4 dicembre 2020

Comunicato stampa

Idee e tecniche per prendersi cura del verde a Parma

Dal webinar di Legambiente le proposte innovative per alberi e parchi

Si è rivelato ricco di idee e proposte il webinar “Prendersi cura del verde a Parma” organizzato da Legambiente, seguito da un ampio pubblico. Sono state mostrate le nuove tecniche di arboricoltura per potature intelligenti degli alberi, mostrato lo sviluppo di un’area verde secondo la concezione della natura spontanea, presentato un progetto di bosco partecipato, senza dimenticare la battaglia a tutela di un parco di pregio come la Cittadella.

Il video del webinar è visibile sulla pagina facebook di Legambiente Parma.

Sulla gestione degli alberi e del verde urbano è tempo di una svolta. Il verde urbano va pensato come una rete ecosistemica ha detto Marta Mancuso, presidente di Legambiente Parma. Se si cementifica/danneggia una porzione di verde è come fare un buco nella rete, e la rete comincia a perdere funzionalità. Le compensazioni realizzate da un’altra parte rispetto al verde eliminato in una zona, lasciano comunque un buco che compromette la resilienza.

Numerosissimi gli esempi puntuali portati dall’agronoma Elisa Marmiroli di capitozzature assurde eseguite dal Comune di Parma che lungi dal mettere in salvaguardia gli alberi ne provocano invece sofferenza e maggiore instabilità: via Varese, parco ex-Eridania, parco Ferrari Primo Maggio. E con un ragionamento specifico su viale della Villetta dove a fronte del taglio di tutti i pioppi esistenti sono stati ripiantumati, senza sostituire il terreno, la stessa tipologia di pioppo bianco alternata a querce. Dopo un anno notiamo che tutte le querce sono seccate. Un esempio di pessima progettazione e assenza di manutenzione di un viale alberato.

Sul valore paesaggistico e monumentale del parco cresciuto dentro ad una struttura architettonica rinascimentale, come la Cittadella, si è soffermata Anna Kauber, rappresentante del Comitato Cittadella Futura, che ha riportato tutte le storture del restyling progettato dal Comune di Parma che vuole renderlo uno spazio mercatale e di eventi, con l’allargamento dei vialetti a scapito del verde, con la posa di una soletta di 12 cm di calcestruzzo, e la impermeabilizzazione di alcuni prati.

L’esempio di come si può creare un angolo di biodiversità in città è stato mostrato da Francesca Riolo dell’associazione Fruttorti che ha dato vita alla Picasso Food Forest, in un terreno pubblico, alla periferia est di Parma, seminando e piantando essenze da frutto, incrementate ogni anno con l’effetto di richiamare una variegatissima presenza di  fauna, dagli insetti agli uccelli, alcuni mai visti in contesti urbani. La differenza la fa realizzare un verde ai nostri occhi disordinato, ma ricco di diversità da un verde ordinato che spesso si riduce ad essere un pratino desertificato e bisognoso di continue cure dispendiose. La nuova frontiera, per le città, è realizzare dei laghetti in aree verdi.

Infine Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio KmVerde Parma, ha presentato le finalità del Consorzio e il progetto di un bosco urbano partecipato, che si differenzia da altri progetti di piantumazione perché prevede il coinvolgimento delle persone, che donando 25 euro per un albero, contribuiscono alla realizzazione di un bosco di 600 piante che sarà realizzato la prossima primavera, con particolare attenzione a farne un’area di biodiversità. Ogni albero sarà contrassegnato con la targhetta del donatore.

Comunicato stampa Webinar: Prendersi cura del verde a Parma

Comunicato stampa

Parma, 30 novembre 2020

Prendersi cura del verde a Parma, webinar di Legambiente

“Prendersi cura del verde a Parma” è il webinar che Legambiente organizza mercoledì 2 dicembre alle ore 18, con diretta dalla pagina facebook di Legambiente Parma.

Interverranno: Anna Kauber del Comitato Cittadella Futura, Elisa Marmiroli, agronoma, Francesca Riolo attivista dell’associazione Fruttorti Parma e Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio KmVerdeParma. Introduce e modera Marta Mancuso,
presidente di Legambiente Parma.


“Un’iniziativa quanto mai necessaria in questo periodo, con un panel di prim’ordine – spiega la segreteria del circolo Legambiente – di persone che per studio e passione stanno dando un’impronta nuova alla gestione del verde: dall’arricchimento di biodiversità a innovative forme gestionali, alla difesa della preziosa eredità dei parchi monumentali”.

L’intenzione di Legambiente è di offrire ai cittadini, e agli amministratori pubblici, delle indicazioni aggiornate e degli spunti preziosi su come andrebbe visto e gestito il verde in città.

“In molti pensano al verde urbano come ad un semplice ornamento estetico e di arredo, quando invece

si parla di ambienti vivi con un ruolo ecosistemico insostituibile e molteplice”.

Ci sono recenti norme emanate dal Ministero dell’Ambiente (decreto del 10 marzo 2020) completamente disattese dal Comune di Parma “In particolare, – dice il Decreto ministeriale – l’aggiudicatario deve evitare di praticare la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano altresì maggiori costi di gestione”.

Ne possiamo vedere gli effetti anche in viale Piacenza, viale Buffolara, via Varese e continuiamo ad assistere a tagli e capitozzature insensate, come nei recenti casi nel parco Falcone Borsellino (ex Eridania) e nel parco Ferrari.

Va ricordato inoltre, come, nella gestione dei parchi pubblici, rientra la valorizzazione dell’ambiente naturale e della biodiversità, esigenza completamente in contrapposizione con i grandi eventi che l’Amministrazione Comunale vorrebbe tenere.

L’obiettivo di Legambiente è anche dare indicazioni su come creare dei boschetti urbani, puntando a realizzare un ecosistema che valorizzi la biodiversità, sull’esempio della Picasso Food Forest. Che purtroppo non è la linea annunciata dal Comune per le nuove piantumazioni utili per candidarsi a futili premi e non ad un reale vantaggio per la città. Non si capisce poi perché si concedano aree pubbliche a improvvisate società private esterne: la sensazione è di puro green washing.

La Rievoluzione non si ferma – L’ecoconsiglio della settimana: stiamo navigando in “Cattive acque”

Cattive acque” è il film che vi consigliamo questa settimana. Diretta da Todd Haynes, la pellicola si basa su una storia vera, la storia dell’avvocato Robert Billott che, nel 1998, si trova a combattere una battaglia ventennale contro una delle più grandi aziende chimiche, la DuPont. Qual è il capo di accusa? Aver riversato per anni e anni residui tossici nei corsi d’acqua vicini al loro impianto di produzione in West Virginia.

I residui tossici in questione (i PFOA) appartengono ai PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), composti chimici che rendono le superfici trattate impermeabili all’acqua e allo sporco. Queste molecole furono brevettate durante la seconda guerra mondiale e furono poi utilizzate nella produzione degli oggetti più disparati come tappeti, divani, pesticidi, coloranti, cera per pavimenti e detersivi. L’uso più noto è sicuramente quello legato alla produzione del teflon, materiale utilizzato come rivestimento antiaderente delle padelle e inventato proprio dalla stessa DuPont. Le PFAS sono state definite “molecole eterne” perché a causa della loro elevata stabilità sono resistenti ai principali processi naturali di degradazione, quindi una volta che entrano all’interno di un organismo ci rimangono e, con il tempo, si accumulano.

I corsi d’acqua del West Virginia sono stati così avvelenati pian piano. Il film, tendenzialmente giallo, assume delle sfumature da pellicola horror quando vengono mostrate le conseguenze dei residui tossici sui cittadini e sugli animali: mutazioni genetiche, malformazioni nei neonati, infertilità e comparsa di tumori, uno scenario simile a quello dei peggiori disastri nucleari.

La DuPont era a conoscenza degli effetti dei PFOA sulla salute e sull’ambiente? L’avvocato Billott riuscirà ad ottenere una condanna per il colosso della chimica imputato? A voi scoprirlo!

Interessante sottolineare che questa storia, così lontana geograficamente da noi, in realtà ci riguarda molto da vicino.

In Veneto, infatti, si sta tutt’oggi combattendo una battaglia molto simile a quella del West Virginia. Tutto è iniziato nel 2011, quando il CNR (Centro Nazionale delle Ricerche), in seguito a diversi studi, ha riscontrato una grande quantità di PFAS nelle acque superficiali e di falda del Veneto; questa volta l’industria chimica colpevole dell’inquinamento si chiama Miteni.

Attualmente la zona interessata dall’inquinamento di PFAS è pari a 180 km2 che si estendono tra le province di Padova, Vicenza e Verona, ma la contaminazione è in continua espansione. Maggiori informazioni e dettagli su questa vicenda sono disponibili per gli interessati all’interno del dossier di Legambiente “La chimica dell’acqua”.

 

Articolo di Federica Giancecchi per Legambiente Parma

– La Rievoluzione non si ferma – l’ecoconsiglio della settimana: David Attenborough e il suo inno alla biodiversità

 

Sir David Attenborough: un nome, una garanzia. Una vita straordinaria dedicata alla scoperta della natura, delle sue mille forme, interconnessioni e fragilità. Inauguriamo i nostri consigli di lettura e visione a tema ambientale andando sul sicuro con l’ultima fatica del celeberrimo naturalista e divulgatore inglese.

Protagonista e voce narrante di tanti dei migliori documentari naturalistici firmati BBC dell’ultimo secolo, David Attenborough, raggiunti i 94 anni ci regala una nuova opera: Una vita sul nostro pianeta, disponibile da ottobre anche su Netflix. Certo non una vita qualsiasi, ma la testimonianza in prima persona di chi, nell’arco di quasi un secolo, ha visitato e ci ha fatto scoprire tutti gli ecosistemi terrestri assistendo anche, ahimè, al loro declino. Una narrazione amara, certo, scandita col passare degli anni dall’aumento della popolazione umana e delle emissioni di gas serra in atmosfera e dal parallelo diminuire della biodiversità. Il grido di allarme di una voce autorevole su cosa ci attende se continuiamo su questo percorso senza inversioni di rotta. Ma, alla fine, anche un messaggio di speranza.

Attenborough brings colour to life in new series - Screen Australia

Protagonista indiscussa del documentario è la biodiversità del nostro pianeta: l’incredibile varietà di forme di vita che lo popola e che fornisce robustezza e resilienza agli ecosistemi. Capirne l’importanza, al di là dell’indiscutibile intrinseca bellezza, è semplice: pensate, ad esempio, ad una foresta e ad un campo coltivato. La foresta cresce rigogliosa autonomamente, custodendo al suo interno migliaia di specie di vegetali, animali, funghi, batteri che forse ancora neanche conosciamo e che potrebbero racchiudere, come spesso avviene, sostanze utili anche per farmaci o altri “bioprodotti”. Il campo coltivato con un’unica specie è invece un sistema più fragile, che ha bisogno di costanti cure e input esterni per garantire rese elevate: fertilizzanti, erbicidi, pesticidi. In una foresta, se una specie si estingue, ce ne sarà quasi sicuramente un’altra che svolge la stessa funzione in grado di sostituirla, e l’ecosistema andrà avanti indisturbato. In una monocoltura, invece, una singola infezione può distruggere l’intero raccolto. Ecco spiegata, in termini banali, l’importanza della biodiversità.

Seguendo Attenborough nel resoconto delle sue esplorazioni cominciamo a notare, a partire dagli anni 70, i primi problemi. Molti animali sono sempre più rari e difficili da trovare; alcune popolazioni, come quella dei gorilla africani, sono ormai allo stremo. Negli anni 90 anche gli oceani cominciano a dare segnali scoraggianti: Attenborough e la sua troupe sono tra i primi a documentare un fenomeno bizzarro, lo sbiancamento dei coralli. Solo successivamente gli scienziati ne realizzeranno la gravità: quelle distese di bianco, seppur affascinanti, sono cimiteri sommersi. A causa dell’innalzamento della temperatura delle acque, viene meno la simbiosi tra i polipi del corallo e le alghe che solitamente forniscono loro nutrimento e colorazione e intere barriere coralline muoiono rapidamente.

La perdita di biodiversità non è una novità legata all’intervento umano. Nella storia della Terra si sono già registrate 5 grandi estinzioni di massa, dovute ad eventi catastrofici o a marcati cambiamenti delle condizioni climatiche. Quello che questa volta è diverso è la velocità del fenomeno. In appena due secoli abbiamo causato un innalzamento dei livelli di CO2 in atmosfera a cui solitamente si assiste in milioni di anni. E i tassi di riduzione della biodiversità sono così marcati che, secondo la giornalista Elizabeth Kolbert, siamo davanti a quella che lei chiama, nel suo omonimo libro, La sesta estinzione.

David Attenborough ci suggerisce che la biodiversità sia proprio la chiave di volta per uscire dalla crisi climatica, ecosistemica ed economica che stiamo vivendo. Preservandola, reintegrandola e rispettandola potremo a nostra volta prosperare. Per dirla con le parole di un altro emerito scienziato di fama mondiale, Edward O. Wilson, nel suo saggio La diversità della vita: “ogni frammento di diversità biologica ha un valore inestimabile: frammento che dobbiamo imparare a conoscere, a conservare gelosamente, e comunque a non abbandonare mai senza lottare”.

 

Articolo di Marta Lauro per Legambiente Parma

Comunicato Stampa 17.11.20: Legambiente chiede al sindaco di ritirare la delega al verde all’assessore

Legambiente apprende con stupore che il parcheggio selvaggio nelle bassure della Cittadella era stato regolarmente autorizzato dall’assessorato al verde pubblico del Comune.

La vicenda della Cittadella ha assunto toni grotteschi.

Legambiente ricorda che nel settembre scorso un centinaio di auto e furgoni, in occasione di una manifestazione mercatale, invasero i prati ai lati della Cittadella, inferendo una ferita all’ambiente del parco e al decoro e rispetto di un’area monumentale. Rendendo chiaro il senso che, per questa Amministrazione Comunale, in nome del “Dio denaro”, della “Parma da mangiare” tutto è concesso, si deroga con superficialità ad ogni regola.

Le proteste per quei parcheggi selvaggi furono ampie e vivaci. In quel week-end, tristemente, le segnalazioni di cittadini ed associazioni, fatte in tempo reale, caddero in un silenzio assordante da vigili e referenti del Comune: nessuna spiegazione e nessun intervento. Ancora un mese dopo un’imbarazzante risposta pubblica di un assessore che ammetteva di non sapere cosa fosse successo.

Oggi a, due mesi di distanza, apprendiamo che l’assessore al verde (sigh) aveva autorizzato il parcheggio nei prati della Cittadella, peraltro smentendo platealmente sé stesso, dato che il 29 settembre, nella commissione consiliare dedicata alla Cittadella, con Legambiente presente assieme ad altre associazioni e cittadini, l’assessore negò ogni autorizzazione al parcheggio nelle bassure. 

Lo stesso assessore è il fautore del masterplan sulla Cittadella che prevede interventi cementificatori nel parco, per un sempre più massiccio utilizzo per eventi, fiere e mercati.

A parere di Legambiente quanto accaduto a settembre, con il parcheggio selvaggio, è solo l’avvisaglia di quanto succederà se quel masterplan sarà attuato e motivo sufficiente per opporsi.

Sempre in riferimento al rispetto e alla tutela del verde urbano, nonostante pareri tecnici, suggerimenti e critiche avanzate costantamente in modo propositivo, assistiamo in questi giorni alle puntuali capitozzature e tagli, pesanti e indiscriminati di alberi nei parchi e nei viali cittadini, come accade, purtroppo, ogni autunno (e non solo) da otto anni a questa parte. Il tutto senza un’adeguata comunicazione e trasparenza nei confronti dei propri cittadini, dai quali riceviamo costanti segnalazioni.

Crediamo che la misura sia colma – afferma il Direttivo di Legambiente Parma – e ci appelliamo al sindaco affinché ritiri la delega al Verde pubblico all’assessore Alinovi e, quanto prima, sostituisca il funzionario responsabile del verde urbano, per manifesta incapacità e insufficiente tutela del patrimonio naturale pubblico.

Riteniamo, inoltre, che vadano anche avvicendati i consulenti agronomi che, evidentemente, non sono aggiornati sulle corrette tecniche di potatura degli alberi”.

Vinci un albero con il contest di Festa dell’Albero 2020

Ogni anno, il 21 novembre, Legambiente celebra Festa dell’albero, una giornata per ricordare l’indispensabile contributo degli alberi alla vita sul nostro pianeta e i fondamentali servizi ecosistemici che ci offrono. Sono tante infatti le funzioni che gli alberi svolgono silenziosamente ogni giorno; per citarne alcune: sequestrano anidride carbonica e restituiscono ossigeno all’atmosfera, mitigano gli effetti del cambiamento climatico, proteggono la biodiversità, offrono cibo e riparo e prevengono il dissesto idrogeologico.

Solitamente l’evento prevede la messa a dimora di nuovi alberi da parte dei membri dei circoli locali insieme agli studenti delle tante scuole italiane che aderiscono all’iniziativa. Quest’anno, purtroppo, il proseguire della situazione di emergenza sanitaria ci impedisce il normale svolgimento delle attività previste. Il circolo di Legambiente Parma vuole comunque sottolineare l’importanza degli alberi nel contesto urbano, anche e soprattutto in un anno difficile come questo. Abbiamo quindi deciso di lanciare un contest virtuale in occasione di Festa dell’Albero 2020!

Ecco le istruzioni per partecipare:

  • Raccontaci con un’immagine (foto/disegno/logo) o un testo (frase/poesia) l’importanza degli alberi in città!
 
 
  • In occasione di #Festadellalbero2020, le nostre volontarie di servizio civile annunceranno i vincitori. I primi 2 classificati riceveranno in premio un albero da frutto!

Cosa aspetti? Mandaci la tua creazione e segui i nostri canali per info e news sull’evento!