“Clima: il rischio idraulico nel parmense”, l’ultimo evento della campagna sui cambiamenti climatici in Emilia-Romagna

Mercoledì 5 maggio, ore 17:00

In diretta streaming sulle pagine Facebook e YouTube di Legambiente Emilia-Romagna

Si svolgerà l’evento Clima: il rischio idraulico nel parmense, l’ultimo appuntamento della campagna di sensibilizzazione promossa da Legambiente Emilia-Romagna “Il Clima ci riguarda”, pensata per accrescere la conoscenza dei rischi che il nostro territorio subisce con l’aggravarsi degli effetti dei cambiamenti climatici.

 

Dopo l’evento di lancio tenutosi lo scorso ottobre, cui è seguita la pubblicazione del dossier che vede i contributi di diversi esperti, la campagna si è sviluppata con alcuni approfondimenti territoriali che hanno riguardato la costa prima e la pianura modenese poi. Clicca sull’immagine qui a fianco per leggere il dossier

 

Questo ultimo appuntamento, invece, sarà l’occasione per fare un focus sul rischio idrogeologico nel territorio parmense.

Per partecipare è necessario iscriversi a questo link👉https://forms.gle/nFFpKXCD6aERv2TJA


Il pomeriggio vedrà la partecipazione di:

Paola Fagioli, Direttore di Legambiente Emilia-Romagna;

Andrea Colombo dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po;

Stefano Castagnetti, esperto di Protezione Civile;

Roberto Zanzucchi, tecnico esperto del reticolo idraulico parmense;

Marjorie Breyton, responsabile del progetto LIFE Derris (Unipol).

Modera l’incontro Alessandra Terzi del Circolo Legambiente Parma.

Saranno attribuiti 2 CFP a tutti gli architetti della Provincia di Parma che si iscrivono attraverso il portale iM@teria.

Per approfondimenti sulla campagna #ilclimaciriguarda segui il seguente link:

La rievoluzione non si ferma – un oceano di risorse da salvare

L’oceano: potente, vitale, misterioso. Un ecosistema complesso e indispensabile per la salute del nostro pianeta, eppure ancora così poco conosciuto. Sono tantissimi gli interrogativi sul mare ancora irrisolti; paradossalmente abbiamo più informazioni sulla superficie della Luna che su quella delle profondità oceaniche. Si stima addirittura che il 90% delle specie marine non siano ancora state scoperte. Eppure le acque salate ricoprono più del 70% della superficie del nostro pianeta, tanto che, anziché pianeta Terra, sarebbe forse più corretto chiamarlo pianeta Oceano. È questo il titolo del saggio divulgativo dedicato all’importanza e alle fragilità dei nostri mari scritto da Mariasole Bianco, biologa marina e fondatrice della onlus Worldrise per la conservazione del mare. Perché, se c’è qualcosa che sappiamo, è che un oceano in buona salute è indispensabile per  l’intero pianeta, umanità compresa. L’oceano, con le sue correnti, contribuisce infatti alla regolazione del clima, ospita circa l’80% della biodiversità mondiale ed è il principale serbatoio di anidride carbonica. Assorbe ogni anno un quarto delle nostre emissioni rilasciando in cambio, grazie all’instancabile lavoro del fitoplankton, la metà dell’ossigeno che respiriamo. Non è quindi la foresta amazzonica il principale polmone verde della Terra, come molti pensano; l’oceano si aggiudica anche questo primato.

Questo ambiente così vasto e potente è stato per lungo tempo considerato come una fonte inesauribile di risorse, senza prestare particolare attenzione alla sua effettiva salute. Oggi sappiamo invece che quello del mare è un equilibrio delicato e minacciato su più fronti, che si trova oggi più che mai al centro dell’attenzione della comunità scientifica. Quest’anno l’Unesco ha infatti inaugurato il Decennio del mare: una decade di studi, progetti ed interventi dedicata dalle Nazioni Unite alle scienze del mare e allo sviluppo sostenibile.

Il cambiamento climatico sta infatti ponendo sotto stress anche l’ecosistema marino; l’aumento della temperatura delle acque porta a conseguenze complesse e non sempre prevedibili che vanno ad alterare il funzionamento delle correnti oceaniche e il trasporto di nutrienti, influenzando l’intera catena alimentare. Molte specie hanno inoltre un intervallo di temperatura ottimale limitato, al di sopra del quale fanno fatica a sopravvivere. È quello che sta succedendo, ad esempio, alle zooxantelle, piccole alghe simbionti dei coralli e necessarie alla loro sopravvivenza. La loro scomparsa nei mari sempre più caldi provoca lo sbiancamento dei coralli e la morte di ecosistemi fondamentali come le barriere coralline, fenomeno allarmante documentato dal film chasing coral. L’aumento della concentrazione di anidride carbonica porta inoltre ad un altro fenomeno preoccupante: quello dell’acidificazione degli oceani.

Anche l’inquinamento pesa fortemente sulla salute degli oceani. Tutto quello che viene emesso nell’ambiente, presto o tardi, finisce in mare; la tragica situazione dell’inquinamento da plastica ce lo ha dimostrato. 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno, andando ad alimentare quelle che sono ormai 6 enormi isole, di cui la più grande (il great pacific garbage patch) supera la dimensione degli Stati Uniti. Data la scarsa biodegradabilità dei materiali plastici, questi non si decompongono del tutto ma restano nell’ambiente anche per millenni, sotto forma di minuscoli frammenti, le famose microplastiche. La plastica, di qualsiasi dimensione, seppur non direttamente tossica è molto pericolosa per la vita sottomarina; le microplastiche sono particolarmente dannose anche per noi. Tanti sono gli animali che le ingeriscono scambiandole per cibo: dai piccoli organismi planctonici fino ai grandi pesci che arrivano sulle nostre tavole. La plastica è così entrata a far parte della catena alimentare ed è ormai presente anche nella nostra dieta: una ricerca recente stima che siano in media 40.000 le microplastiche ingerite da una persona ogni anno.

 

Acordo global para prevenir pesca predatória emperra na OMC | Exame

 

Ma i problemi non finiscono qui. Non è solo quello che gettiamo in mare a cui dobbiamo prestare attenzione, ma anche quello che da esso preleviamo. La pesca intensiva sta infatti minacciando la maggior parte delle specie ittiche, portandoci silenziosamente ad un mare con più plastica che pesci. Sono più dell’80% infatti, secondo ricerche recenti, le specie commerciali sovra sfruttate;  questo vuol dire che peschiamo troppo e troppo spesso, senza lasciare ai pesci il tempo di riprodursi e ripopolare i mari, andando quindi ad impoverire sempre di più gli stock ittici. Già nel 2009 il documentario al capolinea- the end of the line aveva denunciato la situazione riportando la voce preoccupata di molti scienziati che sostenevano che, se la pressione della pesca non fosse diminuita, entro il 2050 avremmo potuto trovarci di fronte ad un mare senza pesci. Da allora le cose non sembrano essere migliorate, tant’è che l’anno scorso 50 scienziati hanno firmato una lettera, indirizzata al Commissario europeo per l’Ambiente, per chiedere di porre maggiori limiti alla pesca in modo da favorire la ripresa degli ecosistemi marini.

Recentissimo è inoltre l’approdo su Netflix di un nuovo documentario di denuncia: Seaspiracy. Questo mette in luce, oltre all’inarrestabile declino delle specie ittiche, i tanti e poco noti danni collaterali della pesca intensiva. Dalle reti disperse o abbandonate responsabili di più della metà dell’inquinamento da plastica dei nostri mari, al massacro silenzioso di tartarughe, squali e cetacei o di tutte le specie non pregiate che, una volta pescate insieme alle specie target, vengono rigettate in mare spesso già morte. Questa porzione, definita pesca accidentale (o bycatch), ammonta secondo i dati del WWF al 40% del pescato mondiale, uno spreco che non possiamo più permetterci. Anche l’acquacoltura ha un impatto tutt’altro che trascurabile sia a livello di inquinamento che di distruzione di habitat e non può dunque essere considerata un’alternativa sostenibile alla pesca. Senza contare che la maggior parte delle specie commerciali allevate, come il salmone, sono carnivore e nutrite con farina di pesce. Bisogna quindi continuare a pescare anche per nutrire i pesci di allevamento, senza una vera diminuzione di pressione sugli stock ittici.

L’unica soluzione veramente sostenibile sembrerebbe quindi quella di ridurre le quantità di pescato, combattere la pesca illegale che ogni anno sfora i limiti stabiliti per legge ed investire nella conservazione dell’ambiente marino con la creazione di riserve protette, che diano alle specie sempre più minacciate il tempo e lo spazio per riprendersi e tornare a popolare i nostri mari. Perché la buona notizia è che, se gliene diamo la possibilità, l’ecosistema marino è in grado di rigenerarsi sorprendentemente in fretta.

 

Articolo di Marta Lauro per Legambiente Parma

Comunicato stampa: La VIA all’aeroporto Verdi non è sviluppo sostenibile

Comunicato stampa 

Parma, 31 marzo 2021

La VIA all’aeroporto Verdi non è sviluppo sostenibile 

Legambiente: prevalgono interessi economici sull’ambiente 

Legambiente esprime stupore e delusione per l’approvazione della VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) riguardo l’ampliamento della pista dell’aeroporto Verdi a Parma, firmata dal ministro della Transizione Ecologica di concerto col ministro dei Beni Culturali. 

Le tante prescrizioni emesse, a cui è subordinata la validità di VIA, fanno ben percepire come sia stato privilegiato esclusivamente l’interesse economico a discapito della tutela ambientale, della salute e sicurezza delle persone. In tal senso, secondo Legambiente, parlare di “sviluppo sostenibile” è pura ipocrisia. 

L’approvazione della VIA, alla luce di tante mancanze riscontrate, nel procedimento e nello stato di fatto e alla necessità di una reale (e urgente) transizione ecologica, è una contraddizione. 

Per noi poco cambia sulla sostanza del progetto e proprio le prescrizioni danno ragione ai nostri rilievi. Legambiente, con altre associazioni e cittadini, si è espressa negativamente sia nel valutare il progetto nel suo insieme sia su aspetti puntuali, a partire dal pesante impatto che i voli cargo avrebbero sulle aree limitrofe (principalmente Baganzola) e in generale nell’area padana, andando ad aumentare i già alti livelli di inquinamento di fondo e le emissioni climalteranti. Nella procedura di VIA entrambi questi aspetti ci apparivano decisamente sottostimati. 

Legambiente si riserva di approfondire il documento autorizzativo di VIA per esprimere ulteriori valutazioni ed eventuali azioni da compiere. 

GRADUATORIE VIVI LA RIEVOLUZIONE! NUOVO BANDO SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

PUBBLICATE LE GRADUATORIE PROVVISIORE PER IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

Di seguito il link alla graduatoria completa di Arci Servizio Civile Nazionale

https://www.arciserviziocivile.it/2021/04/06/pubblicate-le-graduatorie-provvisorie/

Di seguito il file relativo alla nostra sede

Graduatorie SCU legambiente 2021

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La rievoluzione non si ferma – l’ecoconsiglio della settimana: il parco Virunga e i suoi gorilla di montagna

Quella del Parco nazionale del Virunga, in Africa, al confine tra Ruanda, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, è l’unica regione al mondo dove è ancora possibile trovare i maestosi gorilla di montagna. Ne sono rimasti meno di 800 esemplari, la cui conservazione è fortemente minacciata.

Il titolo del film che vi consigliamo questa settimana prende il nome dal parco stesso: “Virunga”.

La pellicola, diretta e prodotta da Orlando von Einsiedel e disponibile su Netflix, racconta la vera storia dell’ultima comunità di gorilla di montagna messa a dura prova dal bracconaggio, dalle guerriglie interne del paese, e da una potente minaccia esterna: la Soco International.

Nel 2010 infatti la società britannica Soco decide di intraprendere la ricerca di petrolio nel lago Edoardo, proprio all’interno del parco Virunga. L’azione, totalmente illegale in quanto è vietata l’esplorazione petrolifera all’interno di parchi nazionali, viene supportata dallo stesso governo del Congo che, desideroso di ottenere i consistenti guadagni promessi dalla società, decide comunque di autorizzare il progetto.

Questo comporterà un grave danno per la popolazione di gorilla che, oltre a vedersi distrutto il proprio habitat, dovrà sopportare una crescente attività di bracconaggio.

Il Parco Virunga è stato reso riserva naturale (nominato anche patrimonio dell’umanità dall’UNESCO) proprio perché è rimasto l’unico luogo sulla terra ad ospitare i gorilla di montagna. Se tutti gli esemplari venissero sterminati, il parco perderebbe il suo status di area protetta, e la Soco International e altre società sarebbero libere di sfruttare l’area a proprio piacimento.

In una vicenda in cui tutti gli uomini sembrano facilmente corruttibili, interessati al profitto più che alla sopravvivenza dell’area naturale, appaiono per fortuna i protagonisti di questa lotta per la conservazione: il custode di gorilla André Bauma, il capo guardaparco Rodrigue Mugaruka Katembo, il capo guardiano Emmanuel de Merode e la giornalista francese Mélanie Gouby, che faranno il possibile per proteggere la loro amata terra.

Nel 2013 (un anno prima della pubblicazione del film) il WWF denuncia la Soco international per violazione delle disposizioni in merito ai diritti ambientali e umani dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (OCSE). Alla fine dell’anno successivo, anche grazie a questo film che ha mosso l’opinione pubblica portando alla luce la vicenda, il WWF vince la sua battaglia: la Soco annuncia che porrà fine alle operazioni di trivellazione.

Sempre più spesso si sente parlare di animali fortemente minacciati dal bracconaggio. Immediatamente si associano queste parole ad animali esotici, come il gorilla di montagna, la tigre o il rinoceronte e gli elefanti, privati di corni e zanne.  In realtà è importante ricordare che le specie in pericolo di estinzione e minacciate dalla caccia di frodo sono tantissime in tutto il mondo, Italia compresa. L’orso marsicano, ad esempio, entra spesso in conflitto con le comunità dei luoghi che frequenta e per questo continua ad essere vittima di fucilate, lacci e veleni. L’aquila del Bonelli, particolarmente desiderata dai falconieri, viene derubata dalle sue uova, le quali vengono vendute per migliaia di euro.

Giancarlo Ferron, guardiacaccia delle montagne vicentine, racconta all’interno del suo libro “Ho visto piangere gli animali” la realtà del bracconaggio italiano. La sua testimonianza ci fa comprendere quanto sia vicina, attuale e crudele la caccia di frodo.

Faccio il guardiacaccia e per troppe volte ho guardato negli occhi un animale che moriva e ho avuto l’impressione che stesse piangendo, forse ero io che stavo male; ma in quello sguardo liquido ho visto riflettersi, come in uno specchio, l’animale che c’è dentro di me…

 

Articolo di Federica Giancecchi per Legambiente Parma

PREBANDO SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE 2020

ARCI SERVIZIO CIVILE REGGIO EMILIA

Ente di Servizio Civile Universale SU00020

Enti associati:

ANPI COMITATO PROVINCIALE DI PARMA, ANPI COMITATO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA, ARCI REGGIO EMILIA – CEPAM
AUSL REGGIO EMILIA, COMUNE CASTELLARANO, COMUNE CAVRIAGO, COMUNE MONTECCHIO EMILIA, COMUNE REGGIOLO
COMUNE SASSUOLO, FONDAZIONE FAMIGLIA SARZI, ISTITUTO ALCIDE CERVI, ISTORECO
LEGAMBIENTE PARMA

 

Selezione 2020

 

Si informa che nei prossimi giorni sarà possibile fare domanda di servizio civile universale aderendo al programma presentato da Arci Servizio Civile (ente capofila) denominato “I BENI ARTISTICI, CULTURALI E AMBIENTALI IN EMILIA” a cui hanno aderito 5 Comuni, 4 associazioni, 2 istituti culturali, una fondazione e una azienda USL. Di seguito l’elenco degli enti, la sede, i posti disponibili nonchè i riferimenti per chiedere informazioni.

 

ENTE TITOLO PROGETTO SEDE ATTUAZIONE CODICE SEDE N° VOL
LEGAMBIENTE PARMA
VIVI LA RIEVOLUZIONE
LEGAMBIENTE PARMA – PARMA
140844
4
COMUNE MONTECCHIO EMILIA AMICA BIBLIO: UNA BIBLIOTECA PER TUTTE LE ETA’ BIBLIOTECA

C/O CASTELLO MEDIEVALE

167852 2
COMUNE CAVRIAGO AMICA BIBLIO: UNA BIBLIOTECA PER TUTTE LE ETA’ MULTIPLO CENTRO CULTURALE 167977 2
COMUNE CASTELLARANO AMICA BIBLIO: UNA BIBLIOTECA PER TUTTE LE ETA’ BIBLIOTECA COMUNALE CHIAVELLI 175566 3
COMUNE REGGIOLO AMICA BIBLIO: UNA BIBLIOTECA PER TUTTE LE ETA’ BIBLIOTECA GIORGIO AMBROSOLI 167816 2
AUSL REGGIO EMILIA FOLLIE D’ARCHIVIO BIBLIOTECA SCIENTIFICA CARLO LIVI – REGGIO EMILIA 175571 4
ANPI COMITATO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA LA MEMORIA – ESSERCI E’ IMPORTANTE ANPI COMITATO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA – REGGIO EMILIA 140604 2
ANPI COMITATO PROVINCIALE DI PARMA LA MEMORIA – ESSERCI E’ IMPORTANTE ANPI COMITATO PROVINCIALE DI PARMA – PARMA 140724 2
ISTORECO LE VIE DEL RICORDO 2020 ISTORECO – REGGIO EMILIA 142470 3
ISTITUTO ALCIDE CERVI LE VIE DEL RICORDO 2020 ISTITUTO ALCIDE CERVI 142466 3
FONDAZIONE FAMIGLIA SARZI LE VIE DEL RICORDO 2020 FONDAZIONE – CAVRIAGO 142266 2
ARCI REGGIO EMILIA – CEPAM SEGNALE RADIO – MUSICA E CULTURA PER IL SOCIALE ARCI REGGIO EMILIA – CEPAM -– REGGIO EMILIA 140732 4
COMUNE DI SASSUOLO UN PALAZZO A PORTATA DI MANO COMUNE 167917 4

 

Riservato a:

I giovani hanno compiuto 18 anni e non superato i 28 anni (28 anni e 364 giorni) alla data di chiusura del bando e faranno domanda sulla piattaforma DOL (domande on line) entrando con le proprie SPID (https://domandaonline.serviziocivile.it/).

 

Per informazioni:

Legambiente Parma APS

Viale Antonio Bizzozero, 19 – Parma

info@legambienteparma.it, tel. 0521238478

 

Arci Servizio Civile Reggio Emilia:

Viale Ramazzini, 72 – Reggio Emilia

reggioemilia@ascmail.it, tel 348.7419763

 

 

 

La rievoluzione non si ferma – l’ecoconsiglio della settimana: Stefano Mancuso e l’intelligenza delle piante

Stefano Mancuso è un nome che gli appassionati di biologia conoscono bene: inserito da Repubblica nella lista degli italiani più influenti al mondo, professore presso la facoltà di agraria dell’università di Firenze e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV). Botanico di fama internazionale, Mancuso ha dedicato i suoi studi e la sua attività di divulgazione ad alcuni degli esseri più intelligenti del nostro Pianeta: le piante. Le piante? Ebbene sì! I lavori di questo brillante scienziato vi mostreranno come questi organismi, così spesso sottovalutati e considerati al limite tra i viventi e i non viventi (pensate a tante nostre espressioni come “stato vegetativo”, o “essere un vegetale”) abbiano capacità sorprendenti. Il libro che vi consigliamo oggi è Verde brillante: sensibilità e intelligenza del mondo vegetale. Breve, coinvolgente e di facile lettura; realizzato a 4 mani con la giornalista scientifica Alessandra Viola e vincitore di numerosi premi, è un ottimo primo approccio al mondo dell’intelligenza vegetale. Si parte con una carrellata di spunti storici, religiosi e filosofici che ci mostrano come, per secoli, le piante siano state considerate “eterne seconde” rispetto agli animali e come questo si sia riflettuto nella ricerca scientifica.

Nella nostra visione antropocentrica, la Terra è dominata dall’uomo. E allora com’è possibile che più del 99% della biomassa terrestre sia costituita da vegetali? La vita media di una specie si aggira intorno ai 5 milioni di anni. Noi umani ne abbiamo appena 400.000, le piante sopravvivono da 450 milioni di anni. Difficile credere che una simile diffusione nel tempo e nello spazio non nasconda una qualche strategia intelligente. Mancuso rivendica a gran voce l’intelligenza dei vegetali, e ce la spiega in termini semplici ma spesso sorprendenti. Guidati dalle sue parole scopriamo così che le piante sono in grado di comunicare tra loro, aiutarsi, proteggersi da organismi dannosi, sfruttare gli animali a proprio vantaggio, muoversi e risolvere problemi. Attraverso i suoi esperimenti al LINV Mancuso ci mostra come alcune specie vegetali siano in grado di muoversi fino a raggiungere un supporto a cui ancorarsi o come le radici riescano a risolvere veri e propri labirinti per arrivare alle sostanze nutritive senza mai sbagliare un colpo, facendo impallidire i risultati dei topolini da laboratorio o di altri animali. E sapevate che le piante hanno molti più sensi di noi? Gli apici radicali, in particolare, sono come milioni di elaborate e sensibilissime terminazioni nervose in grado di riconoscere un enorme quantità di stimoli: gravità, temperatura, umidità, campo elettrico, pressione, gradienti chimici, sostanze tossiche, vibrazioni.

 

Le piante secondo Stefano Mancuso - Eventi, incontri e manifestazioni a Milano - Vivimilano

 

Le piante hanno seguito un percorso evolutivo molto diverso dal nostro; non presentano un cervello e un sistema nervoso centrale, ma questo non le rende prive di intelligenza. Mentre gli animali hanno sviluppato una struttura centralizzata e gerarchica, i vegetali prediligono un a struttura modulare e diffusa. Questo permette loro di sopravvivere anche perdendo buona parte del loro corpo ad opera, ad esempio, di predazione da animali erbivori. Un bel vantaggio per individui radicati al suolo che non possono darsi alla fuga! Ma spesso sono proprio le piante ad avere la meglio sugli animali. Pensate alle raffinate strategie per attirare gli insetti impollinatori: fiori, colori, profumi. Spesso si tratta di una relazione simbiotica che apporta reciproco vantaggio, ma ci sono anche casi di piante che “ingannano” gli insetti, e ci riescono molto bene! Alcune specie di orchidee, ad esempio, sono campionesse di mimesi. Assomigliano talmente tanto alle femmine di alcuni imenotteri, persino nell’odore, che questi tentano di accoppiarsi con il fiore e, nel farlo, si cospargono di polline. E che dire poi delle piante carnivore?

Strategie evolutive differenti, organizzazione strutturale diversa, ma che non abbiamo ragione di considerare inferiori a quelle degli animali. In un altro volume, Plant revolution, Mancuso approfondisce le caratteristiche uniche degli organismi vegetali e ci mostra come le strategie da loro messe in atto possano tornarci utili come spunti per innovativi sviluppi tecnologici. E se ancora non siete convinti vi basti pensare che, senza le piante, senza l’ossigeno che hanno rilasciato in atmosfera per milioni di anni e la materia organica che fissano tramite la fotosintesi dando il via alla catena alimentare, la vita animale non potrebbe esistere. Il documentario della BBC Terra, il potere delle piante spiega bene l’evoluzione del nostro pianeta dal punto di vista dei vegetali e come la loro presenza abbia reso possibile il proliferare d altre forme di vita.

L’intelligenza umana, con il cervello più complesso mai apparso sulla Terra, è un esperimento della selezione naturale, uno dei tanti. Si rivelerà la via più vantaggiosa? è presto per dirlo… ricordiamo che siamo qui da soli 400 mila anni, mentre le piante proliferano silenziose da ben 450 milioni. Saremo in grado di fare altrettanto?

 

Articolo di Marta Lauro per Legambiente Parma

Comunicato stampa Idee e tecniche per prendersi cura del verde a Parma: dal webinar di Legambiente le proposte innovative per alberi e parchi

Parma, 4 dicembre 2020

Comunicato stampa

Idee e tecniche per prendersi cura del verde a Parma

Dal webinar di Legambiente le proposte innovative per alberi e parchi

Si è rivelato ricco di idee e proposte il webinar “Prendersi cura del verde a Parma” organizzato da Legambiente, seguito da un ampio pubblico. Sono state mostrate le nuove tecniche di arboricoltura per potature intelligenti degli alberi, mostrato lo sviluppo di un’area verde secondo la concezione della natura spontanea, presentato un progetto di bosco partecipato, senza dimenticare la battaglia a tutela di un parco di pregio come la Cittadella.

Il video del webinar è visibile sulla pagina facebook di Legambiente Parma.

Sulla gestione degli alberi e del verde urbano è tempo di una svolta. Il verde urbano va pensato come una rete ecosistemica ha detto Marta Mancuso, presidente di Legambiente Parma. Se si cementifica/danneggia una porzione di verde è come fare un buco nella rete, e la rete comincia a perdere funzionalità. Le compensazioni realizzate da un’altra parte rispetto al verde eliminato in una zona, lasciano comunque un buco che compromette la resilienza.

Numerosissimi gli esempi puntuali portati dall’agronoma Elisa Marmiroli di capitozzature assurde eseguite dal Comune di Parma che lungi dal mettere in salvaguardia gli alberi ne provocano invece sofferenza e maggiore instabilità: via Varese, parco ex-Eridania, parco Ferrari Primo Maggio. E con un ragionamento specifico su viale della Villetta dove a fronte del taglio di tutti i pioppi esistenti sono stati ripiantumati, senza sostituire il terreno, la stessa tipologia di pioppo bianco alternata a querce. Dopo un anno notiamo che tutte le querce sono seccate. Un esempio di pessima progettazione e assenza di manutenzione di un viale alberato.

Sul valore paesaggistico e monumentale del parco cresciuto dentro ad una struttura architettonica rinascimentale, come la Cittadella, si è soffermata Anna Kauber, rappresentante del Comitato Cittadella Futura, che ha riportato tutte le storture del restyling progettato dal Comune di Parma che vuole renderlo uno spazio mercatale e di eventi, con l’allargamento dei vialetti a scapito del verde, con la posa di una soletta di 12 cm di calcestruzzo, e la impermeabilizzazione di alcuni prati.

L’esempio di come si può creare un angolo di biodiversità in città è stato mostrato da Francesca Riolo dell’associazione Fruttorti che ha dato vita alla Picasso Food Forest, in un terreno pubblico, alla periferia est di Parma, seminando e piantando essenze da frutto, incrementate ogni anno con l’effetto di richiamare una variegatissima presenza di  fauna, dagli insetti agli uccelli, alcuni mai visti in contesti urbani. La differenza la fa realizzare un verde ai nostri occhi disordinato, ma ricco di diversità da un verde ordinato che spesso si riduce ad essere un pratino desertificato e bisognoso di continue cure dispendiose. La nuova frontiera, per le città, è realizzare dei laghetti in aree verdi.

Infine Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio KmVerde Parma, ha presentato le finalità del Consorzio e il progetto di un bosco urbano partecipato, che si differenzia da altri progetti di piantumazione perché prevede il coinvolgimento delle persone, che donando 25 euro per un albero, contribuiscono alla realizzazione di un bosco di 600 piante che sarà realizzato la prossima primavera, con particolare attenzione a farne un’area di biodiversità. Ogni albero sarà contrassegnato con la targhetta del donatore.

Comunicato stampa Webinar: Prendersi cura del verde a Parma

Comunicato stampa

Parma, 30 novembre 2020

Prendersi cura del verde a Parma, webinar di Legambiente

“Prendersi cura del verde a Parma” è il webinar che Legambiente organizza mercoledì 2 dicembre alle ore 18, con diretta dalla pagina facebook di Legambiente Parma.

Interverranno: Anna Kauber del Comitato Cittadella Futura, Elisa Marmiroli, agronoma, Francesca Riolo attivista dell’associazione Fruttorti Parma e Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio KmVerdeParma. Introduce e modera Marta Mancuso,
presidente di Legambiente Parma.


“Un’iniziativa quanto mai necessaria in questo periodo, con un panel di prim’ordine – spiega la segreteria del circolo Legambiente – di persone che per studio e passione stanno dando un’impronta nuova alla gestione del verde: dall’arricchimento di biodiversità a innovative forme gestionali, alla difesa della preziosa eredità dei parchi monumentali”.

L’intenzione di Legambiente è di offrire ai cittadini, e agli amministratori pubblici, delle indicazioni aggiornate e degli spunti preziosi su come andrebbe visto e gestito il verde in città.

“In molti pensano al verde urbano come ad un semplice ornamento estetico e di arredo, quando invece

si parla di ambienti vivi con un ruolo ecosistemico insostituibile e molteplice”.

Ci sono recenti norme emanate dal Ministero dell’Ambiente (decreto del 10 marzo 2020) completamente disattese dal Comune di Parma “In particolare, – dice il Decreto ministeriale – l’aggiudicatario deve evitare di praticare la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano altresì maggiori costi di gestione”.

Ne possiamo vedere gli effetti anche in viale Piacenza, viale Buffolara, via Varese e continuiamo ad assistere a tagli e capitozzature insensate, come nei recenti casi nel parco Falcone Borsellino (ex Eridania) e nel parco Ferrari.

Va ricordato inoltre, come, nella gestione dei parchi pubblici, rientra la valorizzazione dell’ambiente naturale e della biodiversità, esigenza completamente in contrapposizione con i grandi eventi che l’Amministrazione Comunale vorrebbe tenere.

L’obiettivo di Legambiente è anche dare indicazioni su come creare dei boschetti urbani, puntando a realizzare un ecosistema che valorizzi la biodiversità, sull’esempio della Picasso Food Forest. Che purtroppo non è la linea annunciata dal Comune per le nuove piantumazioni utili per candidarsi a futili premi e non ad un reale vantaggio per la città. Non si capisce poi perché si concedano aree pubbliche a improvvisate società private esterne: la sensazione è di puro green washing.

La Rievoluzione non si ferma – L’ecoconsiglio della settimana: stiamo navigando in “Cattive acque”

Cattive acque” è il film che vi consigliamo questa settimana. Diretta da Todd Haynes, la pellicola si basa su una storia vera, la storia dell’avvocato Robert Billott che, nel 1998, si trova a combattere una battaglia ventennale contro una delle più grandi aziende chimiche, la DuPont. Qual è il capo di accusa? Aver riversato per anni e anni residui tossici nei corsi d’acqua vicini al loro impianto di produzione in West Virginia.

I residui tossici in questione (i PFOA) appartengono ai PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), composti chimici che rendono le superfici trattate impermeabili all’acqua e allo sporco. Queste molecole furono brevettate durante la seconda guerra mondiale e furono poi utilizzate nella produzione degli oggetti più disparati come tappeti, divani, pesticidi, coloranti, cera per pavimenti e detersivi. L’uso più noto è sicuramente quello legato alla produzione del teflon, materiale utilizzato come rivestimento antiaderente delle padelle e inventato proprio dalla stessa DuPont. Le PFAS sono state definite “molecole eterne” perché a causa della loro elevata stabilità sono resistenti ai principali processi naturali di degradazione, quindi una volta che entrano all’interno di un organismo ci rimangono e, con il tempo, si accumulano.

I corsi d’acqua del West Virginia sono stati così avvelenati pian piano. Il film, tendenzialmente giallo, assume delle sfumature da pellicola horror quando vengono mostrate le conseguenze dei residui tossici sui cittadini e sugli animali: mutazioni genetiche, malformazioni nei neonati, infertilità e comparsa di tumori, uno scenario simile a quello dei peggiori disastri nucleari.

La DuPont era a conoscenza degli effetti dei PFOA sulla salute e sull’ambiente? L’avvocato Billott riuscirà ad ottenere una condanna per il colosso della chimica imputato? A voi scoprirlo!

Interessante sottolineare che questa storia, così lontana geograficamente da noi, in realtà ci riguarda molto da vicino.

In Veneto, infatti, si sta tutt’oggi combattendo una battaglia molto simile a quella del West Virginia. Tutto è iniziato nel 2011, quando il CNR (Centro Nazionale delle Ricerche), in seguito a diversi studi, ha riscontrato una grande quantità di PFAS nelle acque superficiali e di falda del Veneto; questa volta l’industria chimica colpevole dell’inquinamento si chiama Miteni.

Attualmente la zona interessata dall’inquinamento di PFAS è pari a 180 km2 che si estendono tra le province di Padova, Vicenza e Verona, ma la contaminazione è in continua espansione. Maggiori informazioni e dettagli su questa vicenda sono disponibili per gli interessati all’interno del dossier di Legambiente “La chimica dell’acqua”.

 

Articolo di Federica Giancecchi per Legambiente Parma