Puliamo il Mondo 2021!!!

Il circolo di Legambiente Parma organizza Puliamo il Mondo edizione 2021!!! . Puliamo il Mondo nasce dal movimento internazionale Clean Up the World, una delle maggiori campagne di volontariato ambientale nel mondo. Con questa iniziativa vengono liberate dai rifiuti e dall’incuria i parchi, i giardini, le strade e le piazze di molte città del mondo. […]

Diari di viaggio del centro estivo 2021!

Anche quest’anno una nuova avventura si conclude, volge infatti al termine il Centro Estivo al parco Bizzozzero!!
É stata una bellissima esperienza che ha portato i ragazzi a scoprire l’ambiente che li circonda, il teatro,le loro emozioni fino a esplorare lo spazio infinito.

Siamo quindi diventati piccoli scienziati studiando flora e fauna del parco, ci siamo affiancati ai grandi esploratori di un tempo esplorando la nostra città, siamo diventati piccoli attori e infine coraggiosi astronauti.

I 36 bambini che abbiamo ospitato quest’anno sono stati divisi in due gruppi in base all’età e, divisi nel parco, hanno potuto socializzare scoprendo e riscoprendo il bello dello stare insieme.

Non è stato un anno privo di difficoltà: dalle normative Covid da far rispettare, ai distanziamenti, alle mascherine.

Ma come si dice: più la strada è in salita più il panorama sarà meraviglioso e così è stato per questo campo estivo: un’esperienza meravigliosa!

Al prossimo anno per altre avventure!!!!

Di seguito alcune immagini e giornalini che riassumono le 7 settimane del centro estivo al Bizzozzero:

 

Settimana 1: L’ambiente in cui viviamo

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Settimana 2: La scoperta della nostra città

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Settimana 3: le grandi esplorazioni

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Settimana 4: Il teatro e gli esploratori di emozioni

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Settimana 5: alla scoperta del cibo

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Settimana 6: Viaggio nel bello

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Settimana 7: esploratori fantastici

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LE ASSOCIAZIONI LEGAMBIENTE NOCARGOPARMA E WWF RICORRONO AL TAR CONTRO IL PARERE DI COMPATIBILITA’ AMBIENTALE DEL MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Le associazioni Legambiente Parma, NoCargoParma e WWF Parma hanno presentato ricorso presso il TAR di Bologna contro il parere di compatibilità ambientale espresso dal Ministero per la Transizione Ecologica per il progetto di allungamento della pista dell’aeroporto Giuseppe Verdi.

Come già espresso in una lettera inviata al Ministro Costa e al suo successore Cingolani prima dell’approvazione ufficiale del parere, si ritiene che la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presenti vizi procedurali e di merito e non dia adeguata risposta alle osservazioni a più riprese depositate dalle associazioni che evidenziavano carenze progettuali e impatti ambientali e sulla salute non valutati dai proponenti del progetto.

Lo stesso parere della Commissione Tecnica del Ministero riconosce l’esistenza di lacune e criticità nella valutazione degli impatti, come ad esempio gli effetti sulla salute legati all’inquinamento dell’aria, ma rimanda il loro approfondimento, attraverso studi e monitoraggi, ad una serie di prescrizioni che dovranno essere verificate in fase attuativa del progetto.

E’ convinzione delle associazioni che tali valutazioni andavano fatte prima e che le evidenti carenze dello studio di impatto, rimaste tali anche dopo le integrazioni del proponente, avrebbero dovuto portare ad un chiaro rigetto del progetto.

Particolarmente carenti, per non dire assenti, appaiono le considerazioni sull’incremento del rischio di incidente aereo per la popolazione e le infrastrutture. Con l’allungamento della pista la scuola primaria e la scuola secondaria di Baganzola verrebbero a ricadere in zona di tutela B del rischio aeroportuale, zona per la quale il Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti vieta l’insediamento di scuole, ospedali e centri ad elevato affollamento

Assetto che si avrebbe con l’allungamento in testata nord della pista con evidenziate le zone di tutela del rischio da incidente ai sensi del Regolamento ENAC per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti. In rosa la Zona di massima tutela A; in azzurro la zona di Tutela B; in verde la Zona di Tutela C. In cerchiato rosso: S1 Scuola di Infanzia Agazzi; S2 Scuola primaria Campanini; S3 Scuola Secondaria Malpeli.

L’autostrada A1 ricadrebbe addirittura nella zona di tutela A a più alto rischio di incidentalità, mentre la TAV rientrerebbe in zona B: non si capisce come questo possa essere compatibile con la sicurezza delle due principali infrastrutture di collegamento del paese e ci si chiede se una tale zonizzazione non precluda di fatto eventuali progetti di ampliamento dell’autostrada.

L’allungamento comporta inoltre la chiusura di Viale delle Esposizioni e la realizzazione di una nuova infrastruttura stradale di accesso alle Fiere, a spese del Comune di Parma, che dovrebbe attraversare due volte A1 e TAV e passare a ridosso dell’abitato di Baganzola con ulteriori impatti per i residenti in termini di inquinamento e traffico, oltre che di sottrazione di suolo e aree verdi.

Altro tema critico è quello della sostenibilità del Piano Economico Finanziario e della valutazione costi benefici, sollevato anche da un’osservazione della Regione e degli stessi uffici tecnici del Comune di Parma alla quale, nel procedimento di VIA, non viene data risposta. Nel business plan non sono infatti contemplati gli ingenti costi legati alla risoluzione delle interferenze, come ad esempio l’interramento della linea ad alta tensione in testata della pista, così come quelli per le necessarie opere di mitigazione e compensazione richieste dalle prescrizioni. 

Il costo di 20 milioni di euro previsto dal Piano degli investimenti, di cui 12 finanziati dal Ministero delle Infrastrutture, rischia in realtà di rivelarsi ben maggiore e di essere ancora una volta accollato al pubblico, come già si prevede di fare per le nuove strade sostitutive di Viale delle Esposizioni.

Ci si domanda come l’amministrazione comunale di Parma, che ha la competenza di regolare le trasformazioni del territorio con l’obiettivo di tutelare il pubblico generale interesse, possa avvallare un’opera di dubbia sostenibilità economica e trasportistica che presenta pesanti impatti sul piano dell’ambiente, della salute, del traffico e della sicurezza dei cittadini, oltre che della spesa pubblica.

Incidente verificatosi il 5 agosto 2016 all’aeroporto Orio al Serio di Bergamo con Tanker chimico DHL finito in fuori pista sulla tangenziale.

Il Comune di Parma, se ci fosse un chiaro indirizzo politico in tal senso, avrebbe ancora in mano tutti gli strumenti per fermare quest’opera rischiosa ed impattante nella conferenza dei servizi per l’autorizzazione finale del progetto di allungamento della pista, che dovrà essere indetta dal Ministero per le Infrastrutture. Allo stato attuale siamo ancora, infatti, ad un semplice progetto di fattibilità.

Pur auspicando una presa di coscienza da parte dell’amministrazione comunale, Legambiente Parma, NoCargoParma, WWF Parma, dopo un’attenta e ponderata disamina della documentazione della VIA, hanno deciso di intraprendere comunque la strada del ricorso al tribunale amministrativo per chiedere l’annullamento del parere positivo di compatibilità ambientale. 

 

Conferenza stampa, con la partecipazione di Legambiente Parma, NoCargo Parma e Wwf Parma.

Al fine di lanciare una campagna di informazione e di sensibilizzazione e di avviare la raccolta fondi per sostenere le spese legali del ricorso, le associazioni parteciperanno alla manifestazione “Tutti in Piazza contro l’ampliamento dell’aeroporto” che si terrà in Piazza Garibaldi il giorno 5 giugno dalle ore 10.00

La cittadinanza tutta è invitata a partecipare.

Parma, 1 giugno 2021

Marta M. Mancuso, presidente Legambiente Parma

Andrea Torreggiani, presidente NoCargoParma

Rolando Cervi, presidente WWF Parma

APERTE LE ISCRIZIONI AL CENTRO ESTIVO 2021!!

Anche quest’anno torna l’appuntamento con il centro estivo di Legambiente al Podere Bizzozero, che sarà culla della nostra estate!!! Si potranno vivere giornate ricche di esperienze tra arte, gioco e natura.

Il centro estivo organizzato dall’associazione Legambiente Parma si svolgerà presso il Parco Bizzozero, dal 14 giugno al 30 luglio rivolto ai bambini di età dai 4 (che compiono 5 anni nel 2021) ai 13 anni.

I turni sono settimanali, dal lunedì al venerdì. L’orario base è dalle 8.00 alle 16.30.

 

Tariffe di singolo turno:
Giornata base: 130 €
*riduzione fratelli e per più settimane: – 10 €

Per iscriversi è necessario compilare il seguente form https://docs.google.com/forms/d/169ZGLGsO189wZOdd2y_uvTC5YfCXDm59zIcuyWmRYAQ/edit

Una volta ricevuta conferma della disponibilità per la/e settimana/e di interesse, si dovrà provvedere a versare un acconto di 20 euro (tramite bonifico all‘Iban: IT96A0623012701000004872995 o in contanti presso la nostra sede, previo appuntamento).

Ricordiamo inoltre che, entro il giovedì precedente la data di inizio del turno prescelto, è necessario:
– effettuare il saldo
– compilare e inviare la scheda sanitaria per minori –>  scheda sanitaria minore
– compilare e inviare il patto di responsabilità reciproca –> patto di corresponsabilità
– effettuare tesseramento annuale socio Junior (costo 10€) tramite bonifico o presso la nostra sede in orario di ufficio.
– inviare copia dei documenti d’identità dei genitori o eventuali accompagnatori delegati in PDF
In caso di mancata partecipazione la caparra non sarà restituita.

Per garantire la qualità della proposta, il centro estivo prevedere un numero di partecipanti di massimo 36 bambini suddivisi in gruppi in base all’età.

 

PROGRAMMA SETTIMANALE:

TURNO 1 (14-18 Giugno) : L’AMBIENTE IN CUI VIVIAMO: CONOSCERLO E RISPETTARLO

TURNO 2 (21-25 Giugno): ALLA SCOPERTA DELLA MIA CITTÀ

TURNO 3 (28 Giugno-2 Luglio): LE GRANDI ESPLORAZIONI

TURNO 4 (5 – 9 Luglio): IL TEATRO: ESPLORATORI DI EMOZIONI

TURNO 5 (12-16 Luglio): ALLA SCOPERTA DEL CIBO

TURNO 6 (19-23 Luglio): VIAGGIO NEL BELLO

TURNO 7 (26-30 Luglio): SPAZIO ULTIMA FRONTIERA: ESPLORATORI FANTASTICI!

(Il programma potrebbe subire variazioni).

Per le settimane complete è comunque possibile mandare l’iscrizione ed essere messi in lista d’attesa. Sarà nostra premura ricontattarvi in caso si liberassero dei posti.

L’iscrizione verrà considerata completa dopo pagamento intero della quota e la consegna dei seguenti documenti compilati e firmati.

Comunicato Stampa Potature al parco Ducale: il parco non è solo una vetrina inerte ma un sistema vivo

 

Parma, 15 maggio  2021 Comunicato stampa

Da lunedì 17 partiranno dei lavori di manutenzione straordinaria delle alberature del parco Ducale che anticipano quelle più invasive previste per il 24 maggio, quando il Giardino verrà chiuso proprio nel periodo di massima godibilità e fruibilità.

A solo pochi giorni dal trionfale annuncio del nuovo Piano del Verde comunale, che dovrebbe garantire una seria programmazione delle manutenzioni, la città si ritrova ad assistere all’ennesimo intervento insensato: un conto è la rimonda del secco e qualche potatura puntuale, un altro è compiere “potature diffuse e consistenti”, parole del comunicato stampa dell’Amministrazione.

Intervenire sulle piante in questa fase dell’anno è semplicemente sbagliato, ed in teoria vietato dallo stesso Regolamento del Verde del Comune di Parma (Art. 11 comma 2 e Art. 28 comma 10) dove si legge: ” le potature devono essere eseguite durante il periodo del riposo vegetativo o in piena estate, evitando sempre il periodo di emissione della vegetazione e il periodo di caduta delle foglie”.

 

Ricordiamo  che il parco non è semplicemente un sistema inerte dove sostare occasionalmente, ma si tratta di un sistema vivo che proprio in questo periodo ospita un’importante varietà di specie nidificanti: uccelli, insetti, pipistrelli, piccoli mammiferi. Dunque oltre ai risaputi rischi oggettivi di una potatura “a verde” di grandi alberature storiche, si rischiano conseguenze sull’equilibrio dell’intero ecosistema del Giardino Ducale.

La normativa sulle aree protette vieta, nel periodo tra marzo e agosto,  interventi di sfalcio e potatura. Per gli stessi motivi e in relazione alla loro vitale importanza nei contesti urbani, chiediamo vengano garantite agli hot spot di biodiversità della città le stesse attenzioni nella manutenzione e nella cura di tutto l’apparato vivente.

 

Le domande che ci poniamo sono: per quali motivi si effettuano potature radicali delle piante in un periodo così delicato del loro ciclo vitale? Quali urgenze e quali valutazioni tecniche spingono in questa direzione? Quali sono questi “motivi di sicurezza”? Quali alberi coinvolgerà l’intervento? Potremmo forse ritrovare i maestosi alberi centenari del Parco Ducale orrendamente capitozzati, come siamo ormai purtroppo abituati a vedere nella sciagurata “gestione” arborea della città? 

 

Crediamo sia estremamente necessaria una pianificazione più sensata della gestione del verde cittadino che tenga sicuramente conto della sicurezza delle persone, ma che riconosca, curi e rispetti anche il valore intrinseco di una dotazione arborea sana, funzionale e bella. 

Sarebbe inoltre auspicabile condividere in anticipo il calendario delle potature dei parchi storici cittadini con le essenze e le ragioni che richiedono potatura.

“Clima: il rischio idraulico nel parmense”, l’ultimo evento della campagna sui cambiamenti climatici in Emilia-Romagna

Mercoledì 5 maggio, ore 17:00

In diretta streaming sulle pagine Facebook e YouTube di Legambiente Emilia-Romagna

Si svolgerà l’evento Clima: il rischio idraulico nel parmense, l’ultimo appuntamento della campagna di sensibilizzazione promossa da Legambiente Emilia-Romagna “Il Clima ci riguarda”, pensata per accrescere la conoscenza dei rischi che il nostro territorio subisce con l’aggravarsi degli effetti dei cambiamenti climatici.

 

Dopo l’evento di lancio tenutosi lo scorso ottobre, cui è seguita la pubblicazione del dossier che vede i contributi di diversi esperti, la campagna si è sviluppata con alcuni approfondimenti territoriali che hanno riguardato la costa prima e la pianura modenese poi. Clicca sull’immagine qui a fianco per leggere il dossier

 

Questo ultimo appuntamento, invece, sarà l’occasione per fare un focus sul rischio idrogeologico nel territorio parmense.

Per partecipare è necessario iscriversi a questo link👉https://forms.gle/nFFpKXCD6aERv2TJA


Il pomeriggio vedrà la partecipazione di:

Paola Fagioli, Direttore di Legambiente Emilia-Romagna;

Andrea Colombo dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po;

Stefano Castagnetti, esperto di Protezione Civile;

Roberto Zanzucchi, tecnico esperto del reticolo idraulico parmense;

Marjorie Breyton, responsabile del progetto LIFE Derris (Unipol).

Modera l’incontro Alessandra Terzi del Circolo Legambiente Parma.

Saranno attribuiti 2 CFP a tutti gli architetti della Provincia di Parma che si iscrivono attraverso il portale iM@teria.

Per approfondimenti sulla campagna #ilclimaciriguarda segui il seguente link:

La rievoluzione non si ferma – un oceano di risorse da salvare

L’oceano: potente, vitale, misterioso. Un ecosistema complesso e indispensabile per la salute del nostro pianeta, eppure ancora così poco conosciuto. Sono tantissimi gli interrogativi sul mare ancora irrisolti; paradossalmente abbiamo più informazioni sulla superficie della Luna che su quella delle profondità oceaniche. Si stima addirittura che il 90% delle specie marine non siano ancora state scoperte. Eppure le acque salate ricoprono più del 70% della superficie del nostro pianeta, tanto che, anziché pianeta Terra, sarebbe forse più corretto chiamarlo pianeta Oceano. È questo il titolo del saggio divulgativo dedicato all’importanza e alle fragilità dei nostri mari scritto da Mariasole Bianco, biologa marina e fondatrice della onlus Worldrise per la conservazione del mare. Perché, se c’è qualcosa che sappiamo, è che un oceano in buona salute è indispensabile per  l’intero pianeta, umanità compresa. L’oceano, con le sue correnti, contribuisce infatti alla regolazione del clima, ospita circa l’80% della biodiversità mondiale ed è il principale serbatoio di anidride carbonica. Assorbe ogni anno un quarto delle nostre emissioni rilasciando in cambio, grazie all’instancabile lavoro del fitoplankton, la metà dell’ossigeno che respiriamo. Non è quindi la foresta amazzonica il principale polmone verde della Terra, come molti pensano; l’oceano si aggiudica anche questo primato.

Questo ambiente così vasto e potente è stato per lungo tempo considerato come una fonte inesauribile di risorse, senza prestare particolare attenzione alla sua effettiva salute. Oggi sappiamo invece che quello del mare è un equilibrio delicato e minacciato su più fronti, che si trova oggi più che mai al centro dell’attenzione della comunità scientifica. Quest’anno l’Unesco ha infatti inaugurato il Decennio del mare: una decade di studi, progetti ed interventi dedicata dalle Nazioni Unite alle scienze del mare e allo sviluppo sostenibile.

Il cambiamento climatico sta infatti ponendo sotto stress anche l’ecosistema marino; l’aumento della temperatura delle acque porta a conseguenze complesse e non sempre prevedibili che vanno ad alterare il funzionamento delle correnti oceaniche e il trasporto di nutrienti, influenzando l’intera catena alimentare. Molte specie hanno inoltre un intervallo di temperatura ottimale limitato, al di sopra del quale fanno fatica a sopravvivere. È quello che sta succedendo, ad esempio, alle zooxantelle, piccole alghe simbionti dei coralli e necessarie alla loro sopravvivenza. La loro scomparsa nei mari sempre più caldi provoca lo sbiancamento dei coralli e la morte di ecosistemi fondamentali come le barriere coralline, fenomeno allarmante documentato dal film chasing coral. L’aumento della concentrazione di anidride carbonica porta inoltre ad un altro fenomeno preoccupante: quello dell’acidificazione degli oceani.

Anche l’inquinamento pesa fortemente sulla salute degli oceani. Tutto quello che viene emesso nell’ambiente, presto o tardi, finisce in mare; la tragica situazione dell’inquinamento da plastica ce lo ha dimostrato. 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno, andando ad alimentare quelle che sono ormai 6 enormi isole, di cui la più grande (il great pacific garbage patch) supera la dimensione degli Stati Uniti. Data la scarsa biodegradabilità dei materiali plastici, questi non si decompongono del tutto ma restano nell’ambiente anche per millenni, sotto forma di minuscoli frammenti, le famose microplastiche. La plastica, di qualsiasi dimensione, seppur non direttamente tossica è molto pericolosa per la vita sottomarina; le microplastiche sono particolarmente dannose anche per noi. Tanti sono gli animali che le ingeriscono scambiandole per cibo: dai piccoli organismi planctonici fino ai grandi pesci che arrivano sulle nostre tavole. La plastica è così entrata a far parte della catena alimentare ed è ormai presente anche nella nostra dieta: una ricerca recente stima che siano in media 40.000 le microplastiche ingerite da una persona ogni anno.

 

Acordo global para prevenir pesca predatória emperra na OMC | Exame

 

Ma i problemi non finiscono qui. Non è solo quello che gettiamo in mare a cui dobbiamo prestare attenzione, ma anche quello che da esso preleviamo. La pesca intensiva sta infatti minacciando la maggior parte delle specie ittiche, portandoci silenziosamente ad un mare con più plastica che pesci. Sono più dell’80% infatti, secondo ricerche recenti, le specie commerciali sovra sfruttate;  questo vuol dire che peschiamo troppo e troppo spesso, senza lasciare ai pesci il tempo di riprodursi e ripopolare i mari, andando quindi ad impoverire sempre di più gli stock ittici. Già nel 2009 il documentario al capolinea- the end of the line aveva denunciato la situazione riportando la voce preoccupata di molti scienziati che sostenevano che, se la pressione della pesca non fosse diminuita, entro il 2050 avremmo potuto trovarci di fronte ad un mare senza pesci. Da allora le cose non sembrano essere migliorate, tant’è che l’anno scorso 50 scienziati hanno firmato una lettera, indirizzata al Commissario europeo per l’Ambiente, per chiedere di porre maggiori limiti alla pesca in modo da favorire la ripresa degli ecosistemi marini.

Recentissimo è inoltre l’approdo su Netflix di un nuovo documentario di denuncia: Seaspiracy. Questo mette in luce, oltre all’inarrestabile declino delle specie ittiche, i tanti e poco noti danni collaterali della pesca intensiva. Dalle reti disperse o abbandonate responsabili di più della metà dell’inquinamento da plastica dei nostri mari, al massacro silenzioso di tartarughe, squali e cetacei o di tutte le specie non pregiate che, una volta pescate insieme alle specie target, vengono rigettate in mare spesso già morte. Questa porzione, definita pesca accidentale (o bycatch), ammonta secondo i dati del WWF al 40% del pescato mondiale, uno spreco che non possiamo più permetterci. Anche l’acquacoltura ha un impatto tutt’altro che trascurabile sia a livello di inquinamento che di distruzione di habitat e non può dunque essere considerata un’alternativa sostenibile alla pesca. Senza contare che la maggior parte delle specie commerciali allevate, come il salmone, sono carnivore e nutrite con farina di pesce. Bisogna quindi continuare a pescare anche per nutrire i pesci di allevamento, senza una vera diminuzione di pressione sugli stock ittici.

L’unica soluzione veramente sostenibile sembrerebbe quindi quella di ridurre le quantità di pescato, combattere la pesca illegale che ogni anno sfora i limiti stabiliti per legge ed investire nella conservazione dell’ambiente marino con la creazione di riserve protette, che diano alle specie sempre più minacciate il tempo e lo spazio per riprendersi e tornare a popolare i nostri mari. Perché la buona notizia è che, se gliene diamo la possibilità, l’ecosistema marino è in grado di rigenerarsi sorprendentemente in fretta.

 

Articolo di Marta Lauro per Legambiente Parma

Comunicato stampa: La VIA all’aeroporto Verdi non è sviluppo sostenibile

Comunicato stampa 

Parma, 31 marzo 2021

La VIA all’aeroporto Verdi non è sviluppo sostenibile 

Legambiente: prevalgono interessi economici sull’ambiente 

Legambiente esprime stupore e delusione per l’approvazione della VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) riguardo l’ampliamento della pista dell’aeroporto Verdi a Parma, firmata dal ministro della Transizione Ecologica di concerto col ministro dei Beni Culturali. 

Le tante prescrizioni emesse, a cui è subordinata la validità di VIA, fanno ben percepire come sia stato privilegiato esclusivamente l’interesse economico a discapito della tutela ambientale, della salute e sicurezza delle persone. In tal senso, secondo Legambiente, parlare di “sviluppo sostenibile” è pura ipocrisia. 

L’approvazione della VIA, alla luce di tante mancanze riscontrate, nel procedimento e nello stato di fatto e alla necessità di una reale (e urgente) transizione ecologica, è una contraddizione. 

Per noi poco cambia sulla sostanza del progetto e proprio le prescrizioni danno ragione ai nostri rilievi. Legambiente, con altre associazioni e cittadini, si è espressa negativamente sia nel valutare il progetto nel suo insieme sia su aspetti puntuali, a partire dal pesante impatto che i voli cargo avrebbero sulle aree limitrofe (principalmente Baganzola) e in generale nell’area padana, andando ad aumentare i già alti livelli di inquinamento di fondo e le emissioni climalteranti. Nella procedura di VIA entrambi questi aspetti ci apparivano decisamente sottostimati. 

Legambiente si riserva di approfondire il documento autorizzativo di VIA per esprimere ulteriori valutazioni ed eventuali azioni da compiere. 

GRADUATORIE VIVI LA RIEVOLUZIONE! NUOVO BANDO SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

PUBBLICATE LE GRADUATORIE PROVVISIORE PER IL SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

Di seguito il link alla graduatoria completa di Arci Servizio Civile Nazionale

https://www.arciserviziocivile.it/2021/04/06/pubblicate-le-graduatorie-provvisorie/

Di seguito il file relativo alla nostra sede

Graduatorie SCU legambiente 2021

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La rievoluzione non si ferma – l’ecoconsiglio della settimana: il parco Virunga e i suoi gorilla di montagna

Quella del Parco nazionale del Virunga, in Africa, al confine tra Ruanda, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, è l’unica regione al mondo dove è ancora possibile trovare i maestosi gorilla di montagna. Ne sono rimasti meno di 800 esemplari, la cui conservazione è fortemente minacciata.

Il titolo del film che vi consigliamo questa settimana prende il nome dal parco stesso: “Virunga”.

La pellicola, diretta e prodotta da Orlando von Einsiedel e disponibile su Netflix, racconta la vera storia dell’ultima comunità di gorilla di montagna messa a dura prova dal bracconaggio, dalle guerriglie interne del paese, e da una potente minaccia esterna: la Soco International.

Nel 2010 infatti la società britannica Soco decide di intraprendere la ricerca di petrolio nel lago Edoardo, proprio all’interno del parco Virunga. L’azione, totalmente illegale in quanto è vietata l’esplorazione petrolifera all’interno di parchi nazionali, viene supportata dallo stesso governo del Congo che, desideroso di ottenere i consistenti guadagni promessi dalla società, decide comunque di autorizzare il progetto.

Questo comporterà un grave danno per la popolazione di gorilla che, oltre a vedersi distrutto il proprio habitat, dovrà sopportare una crescente attività di bracconaggio.

Il Parco Virunga è stato reso riserva naturale (nominato anche patrimonio dell’umanità dall’UNESCO) proprio perché è rimasto l’unico luogo sulla terra ad ospitare i gorilla di montagna. Se tutti gli esemplari venissero sterminati, il parco perderebbe il suo status di area protetta, e la Soco International e altre società sarebbero libere di sfruttare l’area a proprio piacimento.

In una vicenda in cui tutti gli uomini sembrano facilmente corruttibili, interessati al profitto più che alla sopravvivenza dell’area naturale, appaiono per fortuna i protagonisti di questa lotta per la conservazione: il custode di gorilla André Bauma, il capo guardaparco Rodrigue Mugaruka Katembo, il capo guardiano Emmanuel de Merode e la giornalista francese Mélanie Gouby, che faranno il possibile per proteggere la loro amata terra.

Nel 2013 (un anno prima della pubblicazione del film) il WWF denuncia la Soco international per violazione delle disposizioni in merito ai diritti ambientali e umani dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (OCSE). Alla fine dell’anno successivo, anche grazie a questo film che ha mosso l’opinione pubblica portando alla luce la vicenda, il WWF vince la sua battaglia: la Soco annuncia che porrà fine alle operazioni di trivellazione.

Sempre più spesso si sente parlare di animali fortemente minacciati dal bracconaggio. Immediatamente si associano queste parole ad animali esotici, come il gorilla di montagna, la tigre o il rinoceronte e gli elefanti, privati di corni e zanne.  In realtà è importante ricordare che le specie in pericolo di estinzione e minacciate dalla caccia di frodo sono tantissime in tutto il mondo, Italia compresa. L’orso marsicano, ad esempio, entra spesso in conflitto con le comunità dei luoghi che frequenta e per questo continua ad essere vittima di fucilate, lacci e veleni. L’aquila del Bonelli, particolarmente desiderata dai falconieri, viene derubata dalle sue uova, le quali vengono vendute per migliaia di euro.

Giancarlo Ferron, guardiacaccia delle montagne vicentine, racconta all’interno del suo libro “Ho visto piangere gli animali” la realtà del bracconaggio italiano. La sua testimonianza ci fa comprendere quanto sia vicina, attuale e crudele la caccia di frodo.

Faccio il guardiacaccia e per troppe volte ho guardato negli occhi un animale che moriva e ho avuto l’impressione che stesse piangendo, forse ero io che stavo male; ma in quello sguardo liquido ho visto riflettersi, come in uno specchio, l’animale che c’è dentro di me…

 

Articolo di Federica Giancecchi per Legambiente Parma