“La caccia non è l’uso buono delle armi” Legambiente, WWF e Lipu contrarie alla Fiera EOS

Totale contrarietà allo svolgimento della Fiera EOS, fiera della caccia e del tiro, è stata espressa dalle associazioni Legambiente, LIPU e WWF. La posizione è emersa nell’incontro “Una fiera da cacciare” promosso assieme al “Coordinamento contro la fiera delle armi”.

Ha introdotto l’incontro Enrico Ottolini, consigliere comunale Europa Verde: “La Fiera EOS è una fiera dove le armi sono il comune denominatore. In un’assemblea gli assessori Lavagetto e Jacopozzi hanno spiegato che è una scelta delle Fiere, a cui il Comune non può opporsi. È una posizione deludente, il Comune è socio delle Fiere e dovrebbe esprimersi in tal senso”.

Una fiera che ha i produttori di armi come protagonisti è riprovevole in un momento come questo in cui il mondo brulica di guerre, come non si vedeva da tempo. – ha detto Rolando Cervi, presidente WWF Parma – La questione della caccia è un po’ rimasta sullo sfondo. L’uso venatorio delle armi è considerato “buono” ma il tema non è trascurabile. È pretestuoso il taglio netto tra uso venatorio e uso personale, la preponderanza è di persone over 65 anni. Ma la lobby è molto attrezzata a livello mediatico e fa godere la caccia di un buon nome”.
Sarebbe ora di liberarci dalla caccia come servizio pubblico. – ha proseguito Cervi – Non c’è nessuna evidenza che la caccia serva per la salvaguardia di biodiversità. Basterebbe guardare i numeri dei cinghiali. E infine: negli ultimi dieci anni la caccia ha ucciso 240 persone, in modo accidentale. Già solo questo dovrebbe spazzare via tutta la retorica a favore della caccia”.

Il disegno di legge Malan – ha attaccato Chiara Bertogalli, presidente di Legambiente Parma – è per ora sepolto dagli emendamenti ma sappiamo che la maggioranza in parlamento ha i numeri per approvarlo, è un segnale: liberalizza tempi, luoghi e modi dove la caccia si può svolgere. Questa Fiera fa del green washing: pitturiamo le armi come elemento di svago e il pericolo è una graduale strategia di accettazione sociale delle armi.
Vorrei ricordare tra le altre cose – ha proseguito Bertogalli – il ddl Malan liberalizza il visore termico per la caccia agli ungulati. È l’apertura ad altri usi. Il visore termico consente la caccia di notte, proprio nelle ore in cui si muove la fauna selvatica, il che li rende più facilmente cacciabili.
Inoltre liberalizza la braccata, sulla neve e in spiaggia e rende il parere di Ispra non più necessario”.

C’è anche un impatto sociale che a mio avviso è molto trascurato – ha aggiunto la presidente di Legambiente – perché passa attraverso la caccia. Uscire nei boschi per la pratica del bath forest, andare a funghi, correre, i fotografi naturalisti, ma anche chi fa lavori in campagna, significa rischiare di essere una vittima accidentale di cacciatore. In moltissimi altri ambiti non sarebbe accettato questo tasso di mortalità. L’opinione pubblica non insorge. Sono piccoli cambiamenti che permettono di normalizzare l’uso delle armi”.

Sulla Fiera – ha concluso Chiara Bertogalli – una cosa che lascia sbigottita è l’ingresso gratuito ai minori di 12 anni. Le armi da svago diventano un gioco, L’altra ambiguità sta nel nome stesso della fiera: outdoor , è un’altra cosa che non ha niente a che fare con l’uso delle armi. Outdoor significa di più fare escursioni in bicicletta piuttosto che l’uso delle armi all’aperto”.

Per la Lipu è intervenuto il direttore generale Danilo Selvaggi: “La caccia come passione e tradizione non basta più per essere accettata, bisogna vedere come impatta nella società, che tipo di futuro e immaginario costruisce. Alla fiera delle armi sto immaginando un futuro di abbattimenti, piombo e veleno, non di tutela della vita”.
La nuova strategia della biodiversità europea prevede cose di grande rilievo: – ha detto Selvaggi – almeno il 30% di ogni territorio sia dedicato alla protezione della natura, di cui il 10% strettissimo. Al padiglione 5, Una, uomo natura ambiente, ma sono armieri : “Il ruolo degli istituti faunistici per raggiungere gli obiettivi nazionali ed europei sulla biodiversità” ma cosa propongono? Di inserire gli istituti faunistici a rientrare nel 30%. Assurdo”.

Questa Fiera si farà per tre anni. – ha ricordato Ottolini – L’obiettivo del coordinamento di associazioni che è nato per contrastare tale Fiera è di far sì che venga definitivamente cancellata. Il problema principale è che si vuole una normalizzazione sull’uso delle armi, che stanno sempre più entrando nelle nostre vite: non è solo armi da caccia. Alcune delle aziende presenti vendono armi a eserciti e per uso personale.
Siamo riusciti a ottenere l’applicazione di un codice etico affinché evitare che i bambini maneggino armi ed evitare che ci siano armi per difesa personale come invece era a Brescia negli anni scorsi”.

Altre iniziative contro la Fiera delle Armi: venerdì pomeriggio una biciclettata critical mass; sabato mattina una conferenza; sabato pomeriggio ore 15 un corteo . Domenica un’altra biciclettata verso Fiera e poi un presidio in piazza”.

Danilo Amadei, della Casa della Pace, ha segnalato che “Fino a venerdì scorso la promozione della Fiera si presentava come “fiera della caccia, outdoor e della difesa personale”. Lo abbiamo segnalato al sindaco Guerra e al presidente delle Fiere Mosconi , i quali erano ignari ma poi hanno fatto togliere almeno i termini “difesa personale”. Il sindaco di Verona ha negato l’autorizzazione a quella fiera, la stessa cosa deve avvenire anche a Parma”.

Salviamo l’Enza, le iniziative in programma

Si è formato un coordinamento di associazioni ambientaliste e animaliste di Parma e Reggio Emilia impegnate nella tutela del fiume Enza e del territorio della Val d’Enza. Le prime iniziative saranno l’avvio di una raccolta firme e la presentazione di proposte alternative al progetto della diga di Vetto, con una richiesta netta alle istituzioni: discutere pubblicamente scenari, impatti e soluzioni prima di assumere scelte irreversibili.
Alla conferenza stampa parmigiana sono intervenuti Rolando Cervi (presidente WWF Parma), Chiara Bertogalli (presidente Legambiente Parma) e Duilio Cangiari (portavoce del Coordinamento Salviamo l’Enza).

Non stiamo parlando solo di un’opera: stiamo parlando di un sistema fluviale vivo, che tiene insieme sicurezza, qualità dell’acqua, biodiversità e servizi ecosistemici fondamentali per comunità e agricoltura”, ha dichiarato Rolando Cervi. “Il cambiamento climatico è già qui, non possiamo fingere di non vederne gli effetti sul territorio.
Per Chiara Bertogalli, la sfida non è scegliere tra “fare” o “non fare”, ma scegliere ciò che funziona davvero nell’adattamento climatico: “La risposta alla crisi idrica non può essere una scommessa unica e rigida. Servono interventi diffusi, capaci di ridurre sprechi e vulnerabilità: gestione efficiente della risorsa, riduzione delle perdite, razionalizzazione dei fabbisogni, manutenzione del territorio. Sono misure che producono benefici misurabili e più rapidi.
Il coordinamento ha annunciato l’avvio della raccolta firme per chiedere la convocazione di una seduta aperta del Consiglio comunale di Parma dedicata alla gestione del bacino dell’Enza e alle scelte infrastrutturali che lo riguardano. “La trasparenza: vogliamo un confronto pubblico vero, su numeri, scenari e alternative”, ha spiegato Duilio Cangiari. “Le comunità hanno diritto di sapere quali sono i costi, quali gli impatti, quali i rischi e soprattutto quali soluzioni alternative esistono. E le alternative esistono. Chiederemo a Ireti i dati sulla qualità dell’acqua che beviamo.

Durante la conferenza stampa sono state indicate alcune direttrici di lavoro considerate prioritarie dal coordinamento. Da un lato, un pacchetto di misure orientate all’efficienza e al risparmio idrico, con riduzione delle perdite, gestione più razionale dei consumi e strumenti di monitoraggio. Dall’altro, soluzioni distribuite e modulabili, pensate per aumentare la resilienza senza concentrare impatti e rischi su un’unica grande infrastruttura, mantenendo al centro la tutela degli ecosistemi fluviali.

Il coordinamento proseguirà nelle prossime settimane con iniziative di informazione pubblica e con la raccolta firme nei mercati cittadini, con l’obiettivo di portare il tema nelle sedi istituzionali e costruire un percorso decisionale trasparente, fondato su dati aggiornati e sulla salvaguardia del territorio.
Per chi volesse aiutare o supportare la campagna ambientalista: www.salviamolenza.it

Salvaguardare i 96 platani di via Spezia

Appello ai Comuni di Parma e Collecchio

affinché si oppongano alla richiesta di Anas

Siamo pronti a dare battaglia per salvaguardare i 96 platani della via Spezia, statale Cisa, tra Parma e Collecchio. Da quando la notizia ha cominciato a circolare ieri le nostre associazioni sono state contattate da tanti cittadini allarmati e questo fa ben comprendere come il valore del filare di platani unisca diversi aspetti: naturale, paesaggistico, culturale, storico. In ottica unitaria, Legambiente, WWF, Parma Sostenibile, A.D.A., Società Parmense di Scienze Naturali, Enpa, Parma Etica, Sodales Parma, Manifattura urbana, Fiab Parma Bicinsieme, Kilometro Verde Parma, Coordinamento scolastico Parma Città della Natura, Isde medici per l’ambiente, si muoveranno di concerto con tutte le forze che vorranno opporsi a questa presunta “riqualificazione” dell’asse viario.

Siamo stupefatti di apprendere solo ora, in fase avanzata di discussione, di questo progetto di Anas e Provincia di Parma. Segno che, ancora una volta, gli organi politici sono lontani dai temi più sentiti dalla cittadinanza come il valore degli alberi, e non comunicano questi aspetti più che rilevanti nella fasi progettuali precoci, quando ancora si può incidere in modo significativo, né passo passo per informare sulla situazione.

Proprio per questo motivo le Associazioni chiedono ai sindaci Guerra di Parma e Galli di Collecchio di fermare l’iter in corso, stralciare le delibere dai consigli comunali e rivalutare da zero il progetto. A questo proposito non possiamo che stigmatizzare l’approvazione del progetto da parte del Consiglio Comunale di Collecchio, autorizzando di fatto l’abbattimento di oltre 60 platani e facendolo passare in sordina come una procedura normale. È poi una mistificazione inaccettabile contrapporre la sicurezza stradale e la realizzazione di una pista ciclabile al mantenimento delle alberature. Esiste tutto lo spazio necessario, a patto di progettare conoscendo il significato della parola “futuro”. Chiediamo che alle associazioni e alla cittadinanza venga messo a disposizione quanto necessario per documentarsi e poter avanzare controproposte. Al proposito ricordiamo che i progetti si possono modificare in itinere, come successo per lo stadio Tardini, per il quale il progetto originario molto impattante è stato ritirato, e per l’aeroporto per il quale la battaglia ambientalista è servita a ridurre l’invasività del progetto di ampliamento, che peraltro sembra tramontato. È nostro intento garantire che la cittadinanza venga rappresentata ed ascoltata su progetti che, così come presentati, recherebbero un danno ambientale, gravando sulla collettività.

Crediamo che per mettere in sicurezza la strada della Cisa si debbano prendere altri provvedimenti: per ridurre i rischi serve la stringente osservanza dei limiti di velocità a 50 o 70 kmh nei tratti ritenuti più pericolosi, garantendola anche con risezionamenti del percorso, installazione di dissuasori e di ulteriori autovelox. Sono ormai noti diversi studi, sulle città 30 e non solo, che evidenziano come il maggior fattore di rischio per la sicurezza stradale sia la velocità degli automezzi e non certo la presenza a bordo strada delle alberature. Peraltro, quando a lato strada si trovano delle costruzioni, antiche o recenti, queste non vengono certo fatte abbattere o delocalizzate, benché a volte la loro presenza risulti potenzialmente più pericolosa delle piante.

Inoltre gli alberi, e i platani in particolare, offrono un apporto di mitigazione dell’inquinamento, trattenendo in una certa misura le polveri sottili emesse dal traffico, e delle isole di calore abbassando le temperature. Gli alberi svolgono inoltre un ruolo fondamentale nella regimentazione delle acque, poiché favoriscono l’assorbimento e l’infiltrazione delle piogge nel suolo, riducendo il rischio di erosione, frane e alluvioni. Questi effetti aumentano la “sicurezza” della strada nel senso più ampio ed adeguato del termine, contribuendo a ridurre il numero di morti premature che inquinamento, caldo ed alluvioni provocano ogni anno, aspetti che andrebbero presi in considerazione insieme a quelli previsti dalle linee normative delle strade. Troviamo dunque che gli abbattimenti previsti vadano contro la tutela della sicurezza e del benessere della collettività e come coordinamento delle associazioni ambientaliste chiediamo un incontro urgente con gli assessori di riferimento.

Le associazioni ambientaliste studieranno inoltre l’avvio del procedimento per chiedere il riconoscimento come esemplari monumentali del filare di platani lungo via Spezia e di via Langhirano, esemplari che sono comunque già tutelati ai sensi del Regolamento del Verde vigente.

Legambiente Parma
WWF Parma
Associazione Donne Ambientaliste
Parma Sostenibile
Società Parmense di Scienze Naturali
Enpa
Parma Etica
Sodales Parma
Manifattura urbana
Fiab Parma Bicinsieme
Kilometro Verde Parma
Coordinamento scolastico Parma Città della Natura
Isde – medici per l’ambiente

Comunicato Stampa 17.11.20: Legambiente chiede al sindaco di ritirare la delega al verde all’assessore

Legambiente apprende con stupore che il parcheggio selvaggio nelle bassure della Cittadella era stato regolarmente autorizzato dall’assessorato al verde pubblico del Comune.

La vicenda della Cittadella ha assunto toni grotteschi.

Legambiente ricorda che nel settembre scorso un centinaio di auto e furgoni, in occasione di una manifestazione mercatale, invasero i prati ai lati della Cittadella, inferendo una ferita all’ambiente del parco e al decoro e rispetto di un’area monumentale. Rendendo chiaro il senso che, per questa Amministrazione Comunale, in nome del “Dio denaro”, della “Parma da mangiare” tutto è concesso, si deroga con superficialità ad ogni regola.

Le proteste per quei parcheggi selvaggi furono ampie e vivaci. In quel week-end, tristemente, le segnalazioni di cittadini ed associazioni, fatte in tempo reale, caddero in un silenzio assordante da vigili e referenti del Comune: nessuna spiegazione e nessun intervento. Ancora un mese dopo un’imbarazzante risposta pubblica di un assessore che ammetteva di non sapere cosa fosse successo.

Oggi a, due mesi di distanza, apprendiamo che l’assessore al verde (sigh) aveva autorizzato il parcheggio nei prati della Cittadella, peraltro smentendo platealmente sé stesso, dato che il 29 settembre, nella commissione consiliare dedicata alla Cittadella, con Legambiente presente assieme ad altre associazioni e cittadini, l’assessore negò ogni autorizzazione al parcheggio nelle bassure. 

Lo stesso assessore è il fautore del masterplan sulla Cittadella che prevede interventi cementificatori nel parco, per un sempre più massiccio utilizzo per eventi, fiere e mercati.

A parere di Legambiente quanto accaduto a settembre, con il parcheggio selvaggio, è solo l’avvisaglia di quanto succederà se quel masterplan sarà attuato e motivo sufficiente per opporsi.

Sempre in riferimento al rispetto e alla tutela del verde urbano, nonostante pareri tecnici, suggerimenti e critiche avanzate costantamente in modo propositivo, assistiamo in questi giorni alle puntuali capitozzature e tagli, pesanti e indiscriminati di alberi nei parchi e nei viali cittadini, come accade, purtroppo, ogni autunno (e non solo) da otto anni a questa parte. Il tutto senza un’adeguata comunicazione e trasparenza nei confronti dei propri cittadini, dai quali riceviamo costanti segnalazioni.

Crediamo che la misura sia colma – afferma il Direttivo di Legambiente Parma – e ci appelliamo al sindaco affinché ritiri la delega al Verde pubblico all’assessore Alinovi e, quanto prima, sostituisca il funzionario responsabile del verde urbano, per manifesta incapacità e insufficiente tutela del patrimonio naturale pubblico.

Riteniamo, inoltre, che vadano anche avvicendati i consulenti agronomi che, evidentemente, non sono aggiornati sulle corrette tecniche di potatura degli alberi”.

Ecosistema Urbano: lunedì 9 novembre webinar di presentazione del report annuale

Come ripartire dopo un’emergenza globale che ha cambiato per sempre il Mondo, in un momento decisivo nel quale è necessario decidere in che direzione dovrà andare l’Italia del post-Covid e in che modo. Come utilizzare il potenziale rappresentato dal Recovery Fund farà la differenza. Bisognerà velocemente scegliere se affidarsi a vecchie ricette, superate dalla storia e certamente inadeguate nel mondo di oggi, oppure proiettarsi con coraggio verso un futuro più sostenibile, smart e a misura d’uomo. Città e Sindaci sono il fulcro di questa scelta di indirizzo.

Quello che serve è un vero Green New Deal made in Italy: Lotta alla crisi climatica, economia circolare, innovazione industriale, mobilità ad emissioni zero, agroecologia, aree protette, turismo sostenibile, lotta all’illegalità ambientale, sviluppo della banda ultralarga, finanza etica. Sono questi i temi su cui sarà decisivo concentrarsi e le città ne saranno le principali cartine di tornasole.

Tra l’altro gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU già spingono da tempo le città verso una sfida decisiva: assicurare la crescita economica e sociale, di green economy e green jobs, delle infrastrutture, dei servizi e delle opportunità per le
persone – senza danneggiare ulteriormente il territorio e depauperare le risorse. Facendosi anzi portatrici sane di azioni per energia e acqua pulita, per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, per un’urbanizzazione inclusiva, partecipativa ed ecologica, per l’accessibilità, per la riduzione di smog, rumore, rifiuti e, più in generale, per far progredire la salute, il
benessere, la qualità della vita delle persone.

Di questo si ragionerà il prossimo 9 novembre nel webinar dedicato alla presentazione del nuovo rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente, Ambiente Italia e Il Sole24Ore. Ne parleranno, assieme a Legambiente, Sole24Ore e Ambiente Italia, alcuni Sindaci di città italiane al centro di questa nuova sfida post emergenza. Segui il webinar in diretta sul sito lanuovaecologia.it, sulla pagina Facebook e il canale YouTube di Legambiente.

Una firma per la Cittadella: Legambiente Parma sostiene la petizione del comitato civico La Cittadella Futura

Legambiente Parma, insieme a tante altre associazioni del territorio e cittadini, è fortemente preoccupata per il futuro del Parco Cittadella e teme la compromissione della sua identità storico-culturale, ambientale e sociale a seguito della presentazione del progetto di “restyling” proposto dall’amministrazione comunale, datato 2017 ma  ad oggi ancora poco chiaro sulle effettive modalità di intervento e sui relativi impatti.
Per questo sosteniamo il nuovo Comitato civico “Cittadella futura”, nato dall’unione di enti, associazioni e cittadini ed invitiamo a firmare la petizione per chiedere maggiore rispetto e trasparenza  sulle sorti di un Parco che è molto più di “uno spazio vuoto da riempire”.
E’ possibile firmare la petizione in diversi punti della città e ance  presso la nostra sede, al primo piano dell’ex-Cascina Bizzozero (ogni martedì e mercoledì dalle 15:00 alle 17:30) presso il banchetto dedicato.
Di seguito l’elenco completo delle sedi in cui poter firmare la petizione:

 Riportiamo inoltre al link, per chi fosse interessato, il testo completo della Petizione Cittadella Futura stilata dal comitato di cui fa parte, tra gli altri, anche Anna Kauber: regista, paesaggista ed importante membro del nostro direttivo che sta seguendo da vicino la questione in tutti i suoi sviluppi.
Vi aspettiamo in sede e contiamo sulla vostra firma per il futuro della Cittadella!
FOTO IN EVIDENZA DI CHIARA BERTOGALLI

Torna al Cinema D’Azeglio a 10 anni dalla prima il film Il suolo minacciato

Le associazioni promotrici: Il messaggio del film resta più che mai attuale. Manca ancora una legge nazionale contro il consumo di suolo e servono scelte più coraggiose per salvare quello della Food Valley

 

Proiezione martedì 6 ottobre alle ore 21.00 con ingresso libero – Seguirà dibatto con autore e associazioni

Martedì 6 ottobre alle ore 21.00 torna al Cinema D’Azeglio, a 10 anni dalla prima proiezione, il film documentario “Il suolo minacciatoDalla Food Valley un allarme contro il consumo di territorio” diretto da Nicola Dall’Olio e prodotto nel 2010 da Legambiente e WWF Parma insieme a LIPU e al Circolo II Borgo.

Premiato al Festival Cinemambiente di Torino e vincitore del Via Emilia Doc Fest, il film ha avuto un’ampia diffusione in tutta Italia e continua tuttora ad essere proiettato per l’intatta attualità del suo messaggio.

Nonostante sia cresciuta la sensibilità sul tema, il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo ad opera della espansione urbana e infrastrutturale non si è infatti fermato e continua a produrre pesanti impatti ambientali come documenta ogni anno ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel proprio rapporto annuale: nel 2019 sono stati 57 Km quadrati di suolo sigillati in Italia, al ritmo di 2 metri quadrati al secondo.

Purtroppo, nella classifica al contrario di chi consuma più suolo, la Food Valley parmense negli ultimi anni si è ritrovata ai primi posti, in gran parte a causa della realizzazione della bretella autostradale Fontevivo – Trecasali e delle opere stradali connesse.

Impermeabilizzare suolo, oltre a ridurre irreversibilmente la capacità produttiva agricola, comporta la perdita di biodiversità e di fondamentali servizi ecosistemici che si traducono in costi collettivi e in aumento di fattori di rischio, come ad esempio quello idraulico. Proprio per questo l’Unione Europea ha fissato l’obiettivo del saldo zero di consumo di suolo entro il 2050. L’obiettivo europeo non è stato però ancora recepito a livello nazionale. Dal 2011 sono stati depositati e discussi in Parlamento diversi disegni di legge per il contrasto al consumo di suolo, ma nessuno di questi è stato mai approvato.

In Emilia-Romagna è stata adottata nel 2017 una legge urbanistica che assume formalmente l’obiettivo del saldo zero di consumo di suolo, ma proprio di recente l’assemblea legislativa regionale ha votato una modifica della legge che proroga da 3 a 4 anni la durata delle previsioni di espansione urbana dei previgenti piani regolatori comunali. La legge inoltre esclude dal conteggio del consumo di suolo quello causato dalle opere infrastrutturali.

Gli stessi segnali contraddittori tra obiettivi generali e scelte attuative si ritrovano nel Piano strutturale del Comune di Parma che se, da un lato, ha ridotto le previsioni in alcune aree, dall’altro, prefigura una forte occupazione di suolo sull’asse dell’infrastruttura aeroportuale.

Il tema del film rimane quindi quanto mai attuale. La proiezione sarà occasione per fare il punto su cosa è effettivamente cambiato in questi dieci anni e su cosa occorre ancora fare per fermare il consumo di suolo in un’epoca in cui si è capita l’importanza di avere garantita la sicurezza alimentare. Alla fine del film ne parleranno l’autore Nicola Dall’Olio e le associazioni promotrici Legambiente ParmaWWF Parma,  Circolo Il Borgo e LIPU. Modera l’incontro Francesco Dradi.

La proiezione si terrà nel rispetto delle disposizioni anti-Covid-19. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. E’ gradita la registrazione on-line attraverso il seguente modulo:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdbPQmGDM54Rc3wq4SpUKbdnnuk-ETQ-pIk-PHN623hEN7yFQ/viewform

QUALE FUTURO PER LA CITTADELLA DI PARMA?

A seguito della presentazione in VI Commissione consiliare “Lavori pubblici” del Comune di Parma del Masterplan del progetto di “restyling” del Parco della Cittadella, avvenuto martedì 28 settembre, è stata indetta una conferenza stampa, ieri 02 ottobre 2020 presso i portici della nostra sede.

Il progetto di restyling risale al 2017  ed è tornato a preoccupare i cittadini in seguito ad alcune recinzioni apparse nel Parco durante l’estate, questo ha portato i portavoce di Europa Verde ad interpellare le associazioni e ad analizzare in profondità il masterplan pubblicato, di seguito l’articolo di repubblica sul lancio del progetto:

https://parma.repubblica.it/cronaca/2017/04/21/news/parma_ecco_il_restyling_della_cittadella-163562931/

Dallo studio del masterplan sono nate delle osservazioni che hanno portato alla partecipatissima commissione consiliare di giorno 28,.

https://parma.repubblica.it/cronaca/2020/09/30/news/parma_scontro_in_commissione_sul_progetto_della_cittadella-268950747/

La conferenza di ieri è stata molto partecipata nonostante la pioggia e ha evidenziato la forte necessità di una maggiore trasparenza sul progetto in realizzazione e una maggiore esigenza di coinvolgimento della cittadinanza. Le parole di Laura Dello Sbarba di ADA, Fausto Pagnotta, docente dell’università di Parma (sociologia dei processi comunicativi per la rigenerazione urbana), Anna Kauber , Ximena  Malaga Palacio portavoce di Europa Verde e Marta Mancuso, presidente Legambiente Parma hanno toccato diversi aspetti, riassunti in un documento che è stato distribuito ai presenti (è possibile richiederlo inviando una email a info@legambienteparma.it)

Condividiamo le Parole di Anna Kauber, anche prezioso membro del nostro direttivo:

La cultura ambientalista tratta il tema della natura in considerazione dei contesti specifici dove questa si esprime e prende forma, secondo una visione ampia e attenta alla conservazione della natura, del patrimonio culturale, delle qualità dell’ambiente di vita, misurandosi sempre con le differenti caratteristiche ed esigenze particolari dei luoghi.

Il Parco della Cittadella è una “presenza” antica della città, nato da un lungo processo di stratificazione evolutiva (formale e materica) e quindi dalla stretta relazione fra architettura preesistente e natura. Gli alberi e i manti erbosi (“materia vivente” di immensa valenza ecologica) organizzano la trama spaziale del sito con grande efficacia, esaltano il monumento e ne sono diventate parti integranti. Le preesistenze architettoniche e l’opera di ‘naturalizzazione’ sono quindi percepite dalla collettività cittadina come spazio-ambiente unico. In quest’epoca geologica chiamata ‘antropocene’, è proprio il limitato segno antropico, la sua immagine NON costruita e di (apparente) ‘naturalità spontanea’ a rendere unico e speciale lo “spirito del luogo” della Cittadella, tanto cara a tutti i cittadini e ammirata dagli stranieri in visita. Un parco esemplare di alberature e prati liberi, con pochi, semplici attraversamenti, la cui concezione, nelle dovute proporzioni, possiamo paragonare a Hyde Park a Londra, o Central Park, parte settentrionale, a New York e/o a tanti altri parchi europei, anche di recente formazione (Parco André Citroen a Parigi o Maobit a Berlino).

La sua spazialità aperta e, tranne poche eccezioni, priva di una specifica destinazione d’uso, si adegua in modo versatile alla fruizione spontanea e diversificata di tutti i cittadini, adattandosi alle differenti esigenze della componente sociale (differenziata per età, per etnia, per bisogni e modalità di fruizione). Luogo molto amato e frequentato, dal forte valore identitario e di memoria collettiva, questo nostro Parco cittadino è l’espressione perfettamente riuscita e consolidata di un equilibrato sistema natura-cultura il quale – nella propria storicizzata organizzazione fisica, simbolica e formale – risulta pienamente rispondente ai bisogni sociali della comunità e alle necessità  più urgenti delle nuove sfide ambientali e climatiche.

Per tutti questi motivi, ne chiediamo la completa tutela e salvaguardia, partendo dalla sua attuale forma/immagine integrale e arrivando alla biodiversità delle sue singole componenti vegetali costitutive, di suolo, di alberi, di cespugli e di prati.

La presidente Marta Mancuso, ha concluso esprimendo le preoccupazioni relative all’impermeabilizzazione del suolo, in particolare rispetto all’uso verso cui è orientata la progettazione:

Nell’eventualità si vogliano fare degli eventi, non sono i parchi a doversi adattare agli eventi, ma gli eventi a doversi adattare ai parchi. E’ necessario ripensare e rimodulare l’uso dei parchi, non è più possibile pensare che se un mezzo che passa su un prato porta alla formazione di fango, allora piuttosto che eliminare il passaggio dei mezzi si asfalta il prato. Non possiamo più permetterci di non pensare alle conseguenze che il continuo consumo di suolo comporta, soprattutto in un’area come quella del parmense, già fortemente martoriata da questo punto di vista

 

Di seguito alcuni degli articoli che hanno parlato della conferenza e dei diversi interventi:

https://www.ilparmense.net/associazioni-ambientaliste-parma-no-progetto-nuova-cittadella/

https://parma.repubblica.it/cronaca/2020/10/02/news/restylong_della_citttadella_a_parma_gli_ambientalisti_non_mollano_il_comune_faccia_un_passo_indietro_-269219926/

https://www.gazzettadiparma.it/gweb/2020/10/03/news/gli_ambientalisti_no_a_questo_restyling_troppo_cemento_-4318589/

E’ possibile visualizzare alcune delle foto nella nostra pagina Facebook:

https://www.facebook.com/legambienteparma/

Grande partecipazione cittadina a Puliamo il Mondo 2020

Domenica 27 settembre il circolo di Legambiente Parma ha aderito, come ogni anno, all’appuntamento  nazionale di Puliamo il Mondo. Obiettivo della mattinata: ripulire, insieme a cittadini e volontari, l’argine del torrente Baganza, zona troppo spesso soggetta ad abbandoni illeciti di rifiuti. L’evento è da sempre uno degli appuntamenti annuali di Legambiente di maggior rilievo e più partecipati, un momento di partecipazione attiva e collaborazione tra cittadini e associazioni del territorio che, per una mattinata, si ritrovano a lavorare fianco a fianco per la tutela delle aree verdi urbane. Un piccolo gesto simbolico, certo, ma anche un momento di riflessione e divulgazione, in cui prendere consapevolezza della fragilità dei nostri ecosistemi e delle conseguenze a lungo termine delle nostre disattenzioni o cattive abitudini.

 

 

La presidente  del circolo di Parma Marta Mancuso, parte del direttivo e le volontarie  hanno accolto i cittadini sotto a un gazebo in via Galluppi per distribuire il materiale necessario alla raccolta e dare le indicazioni per l’organizzazione dei gruppi di lavoro. Armati di pettorine, pinze, sacchi per plastica e indifferenziato, i gruppi di volontari hanno lavorato fino a mezzogiorno raccogliendo ogni genere di rifiuto: pneumatici, biciclette abbandonate, tubature, lamiere e riempiendo una trentina di sacchi.

Nota positiva di quest’edizione di Puliamo il Mondo è stata senz’altro la grande affluenza di pubblico: un centinaio di persone si sono riunite in via Galluppi, pronte a dare una mano. Tra queste tante le associazioni coinvolte che hanno portato il loro contributo: le Guardie ecologiche di Legambiente, il gruppo dei Monnezzari di Parma, i giovani di Fridays for Future, Plan(et) Bee, Pantarei e gli scout, con un esercito di giovanissimi. Una sinergia di forze che ha permesso l’ottima riuscita dell’evento, sottolineando ancora una volta il grande interesse degli abitanti della nostra città per le tematiche ambientali. Un buon modo per riprendere le attività associative dopo il lockdown, con le precauzioni necessarie ma anche con tanta energia ed entusiasmo. Grazie a tutti!

Al seguente  link la photogallery della Gazzetta di Parma.

Articolo di Marta Lauro per Legambiente Parma

 

 

Legambiente plaude allo stanziamento per la Pontremolese

Legambiente accoglie con estremo favore la notizia dello stanziamento di 92 milioni di euro per il raddoppio della Pontremolese, contenuto nel Decreto Rilancio.

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