Torrente Parma: questo taglio di alberi non serve alla sicurezza idraulica e danneggia gravemente la natura

Le associazioni ambientaliste – Legambiente, Lipu, ReteambienteParma, WWF, Centro studi Monte Sporno e Lesignano Futura – replicano all’articolo apparso sulla Gazzetta di Parma sabato 5 marzo sulla questione dei disboscamenti nel torrente Parma a Langhirano e Lesignano de’ Bagni.

Solo un episodio dei tanti segnalati alle associazioni in questi ultimi due mesi da cittadini preoccupati per la distruzione di ambienti boschivi ripariali: il Baganza da Calestano a San Vitale, il Lorno, il Canale Milanino e altri ancora.

Da oltre un mese le Associazioni stanno segnalando alle autorità competenti – in occasione di specifici incontri nelle sedi dei Comuni di Langhirano e Lesignano e presso l’area d’intervento – le numerose gravi difformità rispetto all’autorizzazione dei lavori eseguiti nel comune di Langhirano (Cascinapiano) e in corso a Lesignano.

Le Associazioni ritengono, quindi, che il Sindaco di Lesignano de’ Bagni abbia agito responsabilmente poiché i lavori di taglio della vegetazione in atto non rispettano le prescrizioni date dal Servizio tecnico della Regione Emilia-Romagna e rappresentano un grave danno ambientale.

È noto che la vegetazione fluviale va rimossa in alcune situazioni di rischio, ma deve essere assolutamente mantenuta in altre in cui svolge funzioni positive dal punto vista idraulico e dove è di fondamentale importanza per la difesa delle sponde dall’erosione, come nella zona dove Sindaco di Lesignano ha bloccato i lavori. Qui, infatti, si tratta di un terrazzo fluviale e non di alveo attivo (quindi dove non scorre l’acqua) e gli interventi realizzati, oltre a non ridurre il rischio idraulico, potrebbero addirittura innescare una pericolosa erosione delle sponde aumentando il rischio per le costruzioni presenti nelle pertinenze fluviali.

Le Associazioni confermano, purtroppo, i gravi danni rilevati dal Sindaco Cavatorta: apertura non autorizzata di nuove piste con conseguente distruzione delle praterie con orchidee, eliminazione di saliceti arbustivi, tagli di alberi anche oltre 150 metri dall’alveo, dove la vegetazione non costituisce ostacolo al deflusso delle acque e quando le prescrizioni parlano di 10 metri, taglio a raso invece che selettivo, mancata rimozione della ramaglia e conseguente aumento del rischio idraulico.

Infine, le Associazioni individuano tra le cause della distruzione della vegetazione e degli ambienti fluviali, la mancanza di adeguato e continuo controllo e la modalità di affidamento dei lavori, a compensazione, che può incentivare a tagliare oltre il consentito. L’utile ricavato proviene dallo sfruttamento di beni pubblici – cioè di tutti i cittadini – e multifunzionali. Ora le aree interessate dagli interventi hanno, invece, perso molte delle loro funzioni, non ultima quella ricreativa. Le Associazioni ricordano che le aree danneggiate sono da poco state incluse nella Riserva MaB Unesco dell’Appennino Tosco-Emiliano e meritavano quindi ben altro trattamento.

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