Sviluppo aeroporto: per ora certezza solo su disagi e impatto ambientale

Le uniche certezze riguardo al progetto del nuovo aeroporto sono l’impatto ambientale, per il consumo di suolo e l’aumento dell’inquinamento, e le conseguenze per la salute dei cittadini a causa del rumore notturno. Legambiente esprime tutta la sua diffidenza per il cambiamento della vocazione aeroportuale, da passeggeri a cargo, e per le modalità arroganti con cui lo si vorrebbe imporre alla cittadinanza, complice l’acquiescenza o il silenzio della politica, e annota i dubbi principali.

Il principale svantaggio è per la salute dei cittadini, residenti a Baganzola, Roncopascolo e Fognano che, specie nel periodo estivo quando si dorme con finestre aperte, subiranno il rumore dell’atterraggio e del decollo degli aerei cargo il cui traffico si concentra nelle ore notturne: tra le 21 e la mezzanotte e dalle 4 alle 6 della mattina. Insomma il rischio insonnia è reale.

Non è credibile che il numero dei voli sia limitato a 1.100 annuali, come si sente dire. Vorrebbe dire una media di 3,5 voli al giorno, un numero che in base alle evidenze attuali risulterebbe troppo basso per consentire un margine economico adeguato per la gestione dell’aeroporto.

Il secondo punto riguarda la cementificazione di area agricola, con conseguente aumento di rischio alluvionale per le zone limitrofe e, collegato, aumento di traffico aereo e camion con emissioni inquinanti di smog al momento ancora da quantificare, essendo il progetto estremamente vago.

Il terzo punto è che il rischio di impresa pare essere molto limitato, con tutte le spese a carico del pubblico: a partire dai 12 milioni promessi dalla Regione Emilia-Romagna (sempre pronta a sostenere le colate di cemento, detto per inciso). Non è invece noto quale sia l’investimento di Sogeap che, tra le altre cose, proprio ora sta chiedendo la cassa integrazione per i dipendenti.

Il quarto punto è sulla reale affidabilità del partner Alitalia-Etihad per il progetto cargo. La compagnia italo-araba continua a navigare in cattive acque (199 milioni di perdite nel 2015) e c’è da dubitare fortemente dell’impegno per il “Verdi”, quando l’hub di riferimento per i cargo è Malpensa.

La cosa più imbarazzante di tutte, ad ogni modo, è l’assenza politica pressoché totale del Comune di Parma che, nonostante di questo progetto si parli da mesi, non ha ancora organizzato alcun incontro informativo con la popolazione. In particolare ci chiediamo come possa esserci assonanza con il nuovo PSC in corso di elaborazione che vorrebbe essere a consumo di suolo zero.

Sotto questa luce non si capisce poi la strenua volontà di Sogeap di legare il nuovo aeroporto all’ipotesi di mega centro commerciale dell’Impresa Pizzarotti, a meno che questo non indichi la debolezza di entrambi i progetti che, da soli, non potrebbero reggersi. Questo in un contesto territoriale dove abbondano capannoni e aree abbandonate. Per questo chiediamo che l’Amministrazione Comunale presenti con chiarezza le idee sul destino urbanistico dell’intera area nord-ovest di Parma e, in parallelo, che emerga con altrettanta chiarezza il piano economico e gestionale dell’aeroporto (quanti voli a regime, punto di sostenibilità economica, opere viabilistiche collaterali, ecc.).

Andrà fatta, di legge, una Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) ma, prima ancora, andrebbe fatta serenamente una discussione sul futuro del territorio, di quella che chiamiamo Food Valley e che, al contrario, sempre più vede nuovi progetti di cementificazione e nessuno di riuso di strutture costruite e abbandonate. L’opera veramente strategica per le merci del territorio sarebbe l’adeguamento della ferrovia Pontremolese e il suo collegamento al Brennero, per cui invece non è previsto nulla nel programma di investimento RFI (!!!!) e della Regione.
Insomma nel futuro trasportistico del territorio ora le priorità sono un ramo di autostrada incompleto e sostenere un aeroporto zoppicante. Dov’è la cura del ferro di cui si riempiono atti e discorsi nei palazzi della politica?

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