Ponte Nord, qualche domanda sui costi e sul condono mascherato

La posizione di Legambiente sul Ponte Nord, aggiornata in seguito alle ultime vicende e ad alcuni articoli del giornale “La Voce di Parma” che ha ripescato un nostro comunicato del 2012.

Parma, 18 novembre 2014

Egr. direttore,
la sua decisione di ripescare un nostro comunicato del febbraio 2012  sul ponte nord e gli effetti sulla sicurezza idraulica, è stato senz’altro un colpo ad effetto.
Tuttavia, a distanza di tempo, crediamo che occorrano alcune considerazioni per le quali le chiediamo cortesemente spazio e ospitalità.

Prima di tutto una precisazione. Alla nostra nota ci fu una risposta di Aipo. Purtroppo non l’abbiamo conservata in rassegna stampa, quindi potremmo difettare di precisione ma il senso era questo: “Nessuna preoccupazione, tutto è sotto controllo”.

Due anni e mezzo dopo, rispetto a quel comunicato, possiamo constatare che il tratto di sponda del torrente Parma, risagomato a seguito della costruzione del ponte, è stato incavato dalla forza della corrente delle acque e ha quasi del tutto esposto alcune alberature ripariali che – è facile prevedere – prima o poi subiranno incolpevoli la scure della messa in sicurezza. Inoltre, a un occhio profano, questa erosione della sponda sembra accentuare il rischio esondazione per i campi sportivi, a seguito del permanere dell’effetto canalizzazione determinato dalle sponde in massicciata sotto il ponte. (Le alleghiamo una foto). 20141118_124309

Sul cedimento dell’argine orientale del torrente, immediatamente a valle del ponte ferroviario, non ci esprimiamo ma facciamo nostri i dubbi avanzati dal sindaco Pizzarotti che si è domandato pubblicamente se vi sia stato o meno un contraccolpo dovuto alla presenza del ponte nord. Riteniamo doveroso che Aipo, o chi per esso, non appena terminata l’emergenza alluvionale, sia chiamata a dare risposte in sede istituzionale.

È invece di soddisfazione per Legambiente, aver portato il Comune e Aipo a chiudere, già da parecchi mesi, quello spazio di golena tra ponte ferroviario e ponte nord che, terminato l’uso di cantiere per la stazione, era stato lasciato a libero parcheggio e, in breve tempo, divenuto luogo di degrado. L’avevamo ripulito con Puliamo il Mondo nel settembre 2013, invitando a più riprese l’Amministrazione Comunale a chiudere l’area. Così venne infine disposto e, crediamo, sia stata una decisione di cui tutta la comunità può oggi essere grata al Comune.

Allargando il quadro aggiungiamo altre due considerazioni: la prima è che il ponte nord è costato almeno 25 milioni, mentre il preventivo per la cassa d’espansione del Baganza era di 28 milioni. Dieci anni fa si scelse di fare il primo e non la seconda.
L’obiezione che il ponte nord era un’opera legata all’insediamento dell’Efsa è facilmente smontabile. I finanziamenti europei piovuti su Parma furono destinati anche ad opere collaterali che non c’entravano nulla con l’Efsa. Il ponte nord – da noi insignito nel 2012 della “macchia nera”, cioè del “premio ” in negativo per l’ambiente  – è il frutto di una scelta politica che ha comportato solo uno spreco di soldi a svantaggio di un’opera infrastrutturale sul Baganza che avrebbe messo in completa sicurezza la città.

Ma – siccome non c’è mai limite al peggio – c’è il rischio che si continuino a gettare soldi (si ipotizza almeno 1 milione di euro) nel pozzo … pardon, nel ponte nord per poterlo aprire tutto l’anno.
Questo perché – come tutti i parmigiani sanno – l’edificio a vetrata sopra il ponte è stato realizzato con uno stratagemma: autorizzato solo per esposizioni temporanee. Vuol dire che non c’è impianto elettrico né di riscaldamento. Quindi, di fatto, non è abitabile se non nei mesi estivi. Ma per poter realizzare gli impianti occorre l’autorizzazione all’uso stabile. Cosa vietata dalla legge Galasso, a tutela dei fiumi e del paesaggio. Per questo è stato avanzato un emendamento “ad pontem” che, pur corretto sul piano giuridico, si configura politicamente come la richiesta di un condono.
A questo punto vale la pena citare le recentissime dichiarazioni del ministro dell’ambiente, Galletti: «In questo paese non ci saranno mai più condoni edilizi, perché sono dei tentati omicidi alla tutela del territorio».

Staremo a vedere come si comporterà il governo – e il parlamento – verso l’emendamento “ad pontem”.

Non può tuttavia mancare una riflessione: questo emendamento è stato richiesto dall’Amministrazione comunale, a guida Movimento 5 Stelle, e presentato dai parlamentari del Partito Democratico. Ci chiediamo come avrebbero reagito, M5S e PD, se alla guida della città, e a chiedere siffatto emendamento, ci fosse stato ancora il centrodestra. L’avrebbero sostenuto od osteggiato?

Ma con i se non ci si fa nemmeno la birra. Quindi arriviamo alla considerazione finale che in realtà sono domande di trasparenza agli amministratori della cosa pubblica.
Considerato che si chiede l’emendamento all’uso stabile del ponte nord, per quale destinazione servirà? C’è un obbligo e di che tipo da parte del Comune verso l’impresa privata che ha costruito il ponte? Se non si aprisse l’edificio-vetrata al pubblico, il Comune dovrà versare delle penali? Quale sarebbe il costo per smantellare il ponte edificato? E quali, invece, i costi energetici annuali per riscaldare/raffrescare quell’edificio di metallo e vetro e a carico di chi?  E infine, siamo sicuri sicuri che non ci sia un rischio per la sicurezza idraulica, derivante da questo ponte?

Ci scusiamo per la lunghezza della lettera, sperando la possa pubblicare integralmente.
Cordiali saluti,

La Segreteria di Legambiente Parma

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