
Nell'anno della biodiversità la Provincia di Parma taglia il 40% delle risorse ai parchi
27/02/2010 - Comunicato stampa 
Paradossalmente proprio in questo 2010, che il mondo dedica alla biodiversità, la Provincia di Parma taglierà il 40% delle risorse economiche normalmente desinate ai parchi naturali regionali.
Oggi il Parco dello Stirone, del Taro, dei Boschi di Carrega e dei Cento Laghi sono un presidio importante a tutela della biodiversità, ma anche un laboratorio per sperimentare forme di gestione sostenibile del territorio. Grazie alle risorse investite negli anni passati, oggi possiamo beneficiare della presenza di paesaggi, ambienti, piante ed animali che altrove sono andati perduti, migliaia di visitatori possono avvicinarsi alla natura a pochi chilometri da casa e sappiamo molto di più sui complessi ecosistemi presenti.
Oggi tutto ciò deve fare i conti con una crisi economica che non possiamo negare. Anzi, da ambientalisti abbiamo sempre sollecitato l'opinione pubblica ad avere un atteggiamento critico nei confronti del modello economico oggi dominante, non durevole e basato su un velleitario sfruttamento illimitato delle risorse. Si tratta di una crisi che, oltre a colpire aziende, lavoratori e ampi settori dei servizi pubblici, incide inevitabilmente anche sulla conservazione della natura. Ma la stessa conservazione della natura oggi è ricchezza, posti di lavoro e servizi alle famiglie.
Basti pensare al personale dei parchi, il cui costo per addetto è nettamente inferiore a quello di tanti altri settori finanziati con risorse pubbliche, all'educazione ambientale, che in questi anni ha integrato l'offerta didattica delle scuole, senza gravare sulle famiglie, al controllo e alla manutenzione del territorio, che consentono di prevenire danni e relativi costi, o all'indotto, che beneficia del richiamo turistico offerto dai parchi e dalle loro strutture.
La Provincia di Parma, unica in tutta la regione, ha deciso di affrontare la crisi economica con la sottrazione di risorse indicata. Il che significa togliere alle aree protette la possibilità di fare ricerca, manutenzione, educazione ambientale e promozione. Tutte attività che erano svolte con cifre non propriamente stratosferiche: circa 40.000 euro per il Parco del Taro e 70.000 euro per i boschi di Carrega, per fare due esempi. Ciò che colpisce però non è tanto la quantità delle risorse venute meno, quanto la modalità adottata per affrontare questa crisi economica. La Provincia, pur facendo parte di un consorzio obbligatorio (a cui appartengono anche i comuni territorialmente interessati), ha scelto deliberatamente di operare i tagli, creando un pericoloso precedente, non ha provato a trovare risorse mediante nuove forme organizzative e nemmeno cercandole altrove. Così, mentre la Provincia di Parma, solo per costruire nuove strade secondarie, riesce a trovare 80 milioni di euro, non ne trova neanche due millesimi per garantire un funzionamento normale ai parchi naturali. Inoltre, sulla scia dell'esempio dato dalla Provincia, come prima conseguenza gli altri Enti consorziati stanno tentando di tagliare anche le proprie quote attualmente inserite nel bilancio dei Parchi.
Non è di secondo piano l'atteggiamento tenuto dalla Provincia nei confronti del Presidente del Parco del Taro (unico tra i quattro Parchi Regionali a non essere politicamente in “orbita” Provincia), accettando un incontro con lo stesso solo a seguito della congiunta richiesta delle associazioni ambientaliste e provvedendo prontamente a sollevare dall'incarico il medesimo Presidente pochi giorni dopo. In questo senso non si può certamente parlare di collaborazione e condivisione di un progetto, bensì di un provvedimento teso unicamente ad affermare la propria linea, mediante diretta rimozione dell'ostacolo.
Insomma, sembra che si sia preferito scaricare sui singoli parchi la responsabilità di tagliare le proprie risorse, anziché governare la crisi e trovare soluzioni utili anche per una migliore organizzazione del futuro. Se i parchi, come sostengono alcuni amministratori, soffrono della scarsa efficienza oggi purtroppo diffusa in molti enti del settore pubblico, questa poteva essere l'occasione per affrontare il problema. Non sono certo Arci Pesca, WWF e Legambiente ad avere premuto in passato per duplicare inutilmente funzioni e competenze o per gravare i parchi di strutture che poco hanno a che fare con la conservazione della natura.
Per questo, coerentemente con quanto hanno sempre chiesto, Arci Pesca, WWF e Legambiente sollecitano la Provincia e i Comuni interessati a ripartire dalle motivazioni che hanno portato all'istituzione dei Parchi e ai successivi impegni che come comunità locali dobbiamo onorare anche nei confronti dei concittadini europei (tutte le aree protette regionali fanno parte della rete europea Natura 2000), per trovare le risorse economiche ed organizzative necessarie per uno sviluppo meno squilibrato di quello che si profila nel prossimo futuro.
