L’accordo tra Marconi e Verdi prepara la stangata. Nessuna tutela per popolazione e ambiente

La partnership tra le società aeroportuali del Verdi di Parma e il Marconi di Bologna decolla su basi oscure e lascia molti interrogativi aperti a dispetto della parata andata in scena mercoledì, in assenza degli azionisti privati, come se si preparasse una stangata o “La Stangata”.

Innanzitutto nulla è stato detto (volutamente?) sul convitato di cemento armato sotto sequestro giudiziario. Non è una questione separata in quanto il mega centro commerciale insiste sulle zone di rischio aeroportuale. Quale sia la strategia, al proposito, degli enti coinvolti non è dato saperlo.

Poi, facendo esercizio di memoria, rimarchiamo come circa vent’anni fa istituzioni e classe imprenditoriale di Parma rifiutavano sdegnosamente la partnership con Bologna accusata di essere matrigna.

Molto fumoso è apparso l’accordo annunciato: niente numeri, niente atti concreti ma promesse di interessamento per voli commerciali. Crediamo che tale accordo debba essere meglio esplicitato, in modo che si possa valutarne la funzionalità già con l’aeroporto esistente e soprattutto gli impatti ambientali e acustici che gravano in particolare sugli abitanti di Baganzola.

L’ampliamento della pista, a discapito di quanto detto sbrigativamente nel corso della parata, non può essere realizzato in quattro e quattr’otto, ma richiederà non meno di due anni prima di arrivare in fondo alle pratiche autorizzative ed espropriative, qualora queste abbiano esito positivo. Al proposito ci ha stupito negativamente che sia il presidente della Regione sia il sindaco di Parma non abbiano fatto cenno alla procedura di VIA in corso, né tantomeno abbiano fatto cenno alle preoccupazioni degli abitanti di Baganzola e Fognano, su quanto accadrebbe con l’ampliamento.

Dal Sindaco abbiamo peraltro appreso ciò che ipotizzavamo: ossia che l’allungamento della pista aeroportuale taglia il collegamento diretto con le Fiere, e che per ripristinarlo si pensa a un doppio scavalco di autostrada e Tav. All’uopo il primo cittadino ha promesso 5 milioni di spesa (ma nel bilancio comunale sono assegnati solo 2,5 milioni). Un’operazione che aumenterà il cemento sul territorio e, tra le altre cose, sembra che comporterà la cancellazione del Parco delle Raganelle a Baganzola. Addio al verde e alle raganelle, dunque.

Peraltro si pone con forza il dubbio sulla liceità che tale spesa per la nuova viabilità sia sostenuta dal Comune. Legambiente si riserva di consultare dei pareri legali ma, come per qualunque privato che ottiene di effettuare una modifica pro-domo sua, esso deve contestualmente addossarsi l’onere di riconsegnare alla collettività il servizio pubblico a sue spese. Per fare un paragone: se un privato taglia un albero deve monetizzare il valore al Comune; se l’aeroporto interrompe una strada (e che strada) perché non deve farsi carico dei costi della viabilità alternativa? È lecito?

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