L’abbattimento di 42 pioppi al Cavagnari, per far posto a 109 automobili, figlio di una povertà culturale

Legambiente esprime la sua amarezza per l’abbattimento dei 42 pioppi in via Spezia, nell’area del Centro Cavagnari. Purtroppo le segnalazioni all’associazione sono arrivate troppo tardi e, a differenza di quanto avvenuto recentemente per i filari di cachi, e per altre situazioni puntuali in cortili e aree private, non vi è stato nulla da fare per salvarli.

A posteriori la segreteria di Legambiente ha potuto esaminare parte delle carte progettuali e farsi un’idea di quanto è in corso di realizzazione al Centro Cavagnari da parte di Cariparma Credit Agricole.

Il punto critico del progetto, secondo Legambiente, sta nella povertà culturale e di visione dei soggetti coinvolti: la banca proprietaria dell’area privata, i progettisti e l’istituzione Comune che deve controllare e indirizzare.

Cariparma Credit Agricole ha naturalmente il diritto di intervenire nella propria area, per modifiche che permettano di svolgere al meglio le sue funzioni. E dunque ci mancherebbe che, come aveva annunciato qualche anno fa, dovesse annullare un investimento di ampliamento. Tuttavia era lecito aspettarsi – da chi si riempie la bocca di parole come “cuore verde”, “poetica” e altre amenità – un intervento più rispettoso dell’ambiente. Invece assistiamo ad una marcata cementificazione dell’area per nuovi edifici di servizio e auditorium, come se a Parma non ve ne fossero già abbastanza, che poi saranno camuffati con coperture a verde. Insomma un progetto che non sembra così innovativo sul risparmio energetico e sulla passività. Ma tutto questo lo deduciamo dalle carte parziali che abbiamo letto, dato che è mancata la trasparenza di una presentazione pubblica del progetto e dell’annuncio lavori.

Sulle pertinenze esterne del Cavagnari, cioè i parcheggi, è stato compiuto l’intervento peggiore.
Sappiamo bene che la questione è che le norme urbanistiche prevedono che l’albero che è di ostacolo alla costruzione (al progetto di…) si abbatte!

Invece noi crediamo che nel progettare si debba tener conto del preesistente, agendo in salvaguardia se non di tutto almeno della gran parte delle alberature esistenti. E crediamo anche, come Legambiente, che un committente che conosce il territorio dove fa il suo business dovrebbe avere questa sensibilità, come pure i progettisti e, infine, il Comune che ha una visione del verde non solo pubblico dovrebbe riorientare le scelte del privato, specie se è una grande impresa e agisce su un comparto che influisce sul territorio circostante.

Riteniamo che lo sviluppo sostenibile si attua interrelando le norme che si riferiscono all’edilizia con quelle a tutela del verde e quelle della mobilità, cercando di far prevalere le seconde sulla prima.

Ad esempio un’azione seria di mobility management sugli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti al Centro Cavagnari è attiva? Magari potrebbe incidere sul fabbisogno di parcheggi auto che, con questa operazione aumentano di 109 unità, per un totale di 239 posti auto.

Perché alla fine la sintesi è questa: tagliati 42 pioppi per far posto a 109 automobili. È così che si favorisce la mobilità sostenibile? È così che si contrastano gli sforamenti di pm10?

È vero c’è la compensazione. Al posto di 42 alberi (populus alba, ossia pioppi bianchi) per un totale di circonferenza 4.157 centimetri ne verranno piantumati, in aree circostanti, 238 piante con una circonferenza di impianto di cm. 30/35, pari a 8.314 centimetri, quindi il doppio dell’abbattuto. A parte che si potrebbe sottilizzare sul fatto che la relazione è del 2014 e il taglio nel 2017 e quindi le piante quel minimo si sono accresciute, rimane il fatto che erano pioppi in salute, che davano il loro contributo di microclima su un’area trafficata. La compensazione è dunque solo una consolazione.

A margine va fatto notare come, almeno, l’intervento in via Spezia ricade sotto il regolamento del verde precedente, che prevedeva una compensazione, in natura, doppia dell’abbattuto. Ora con il nuovo regolamento voluto da questa Amministrazione Comunale, il saldo di compensazione è pari al tagliato e può anche banalmente essere monetizzato.

In definitiva Legambiente ritiene che un progetto non può dirsi sostenibile se, invece di conservare, “investe” un’area facendone tabula rasa, non considerando che esistono già delle alberature “storiche” o che comunque configurano un paesaggio, con un’identità riconosciuta dalla cittadinanza e che avrebbe avuto bisogno di un momento di presentazione, di informazione e discussione preventiva.

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