La rievoluzione non si ferma: Organico, da rifiuto a risorsa

Limitare la crescita delle enormi discariche e impegnarsi, tramite il riciclo, per recuperare le materie prime è indispensabile. A tal fine è importante che nel nostro quotidiano ci sforziamo per “separare” il più possibile i rifiuti da noi prodotti e perché no, produrne una minore quantità.
In questo approfondimento ci soffermeremo su un tipo di rifiuto che va trattato con un processo di riciclaggio particolare: il compostaggio.

Stiamo parlando di avanzi di cibo, scarti di giardino o orto, fazzolettini e carta da cucina non stampati, bastoncini in legno per gelati e stuzzicadenti etc., tutti materiali che vanno a costituire la frazione umida o rifiuto organico. I rifiuti organici, una volta raccolti, vengono sottoposti ad un processo di degradazione naturale dal quale si ricavano biogas e compost. Il compostaggio è un processo aerobico di decomposizione biologica della sostanza organica, che si svolge in tre fasi:

  • preparazione della miscela
  • biossidazione
  • maturazione

Avviene in condizioni controllate e per questo si differenzia dal fenomeno naturale in quanto caratterizzato da una maggiore velocità di svolgimento e da un notevole sviluppo di calore.

Il compost è un materiale ricco di nutrienti, stabile e simile all’humus che grazie alle sue proprietà viene impiegato in vari modi. Può essere validamente utilizzato come fertilizzante in molti settori (agricoltura, frutticoltura, orticolture etc.), in operazioni di preimpianto di alberi e arbusti, costituisce un ottimo strumento per realizzare concimazioni organiche prima di semine o trapianti in giardini e aiuole, etc. In altre parole può sostituire in maniera ottimale fertilizzanti e sostanze chimiche, permettendo di ottenere prodotti alimentari più sani. In Italia, inoltre, parte del compost prodotto viene importato a scopo commerciale, assumendo importanza anche dal punto di vista economico.
Per una corretta gestione dei rifiuti il recupero della frazione umida è un passo fondamentale, in quanto rappresenta una risorsa importante che l’Italia è stata in grado di valorizzare. Secondo il CIC-Consorzio Italiano Compostatori, infatti, dal recupero degli scarti organici in Italia si ottengono oltre 1,3 milioni di tonnellate all’anno di compost con un risparmio di 1,4 Mt di CO2 equivalenti rispetto all’invio in discarica.
È facile rendersi conto che un altro vantaggio, da non sottovalutare, è dato dal fatto che eliminando una frazione rilevante dei rifiuti diminuisce di conseguenza il numero di discariche necessarie, permettendo così la conservazione degli spazi e riducendo la produzione di percolato e metano (CH4) nell’ambiente. Infine, trattandosi di un processo naturale, se si possiede un orto o un giardino, il compostaggio può essere effettuato anche a casa. Diversi sono i libri e i siti dove si trovano istruzioni e consigli su come costruire una compostiera autonomamente e senza troppe difficoltà.

Il biogas, invece, costituito da anidride carbonica e metano, può essere sfruttato in due modi: o utilizzato per produrre energia rinnovabile (in quanto dalla sua combustione si ottiene energia elettrica e calore), oppure può essere trattato in appositi impianti di upgrading che permettono di ottenere biometano.
Combustibile rinnovabile e sostenibile, il biometano può essere utilizzato per alimentare mezzi privati o del trasporto pubblico o per usi domestici, come cucinare o riscaldarsi, con immediati benefici per la qualità dell’aria.
Il biometano è un perfetto esempio di come l’economia circolare possa essere potenzialmente in grado di garantire energia pulita di origine non fossile, evitando così l’utilizzo di tonnellate di petrolio.

L’Emilia-Romagna è, dopo la Lombardia, il secondo maggior produttore nazionale di biogas (circa il 16% del biogas italiano) ed è, quindi, un territorio che presenta forti potenzialità di sviluppo della filiera del biometano per la significativa quantità di biomasse di scarto provenienti dal settore agroindustriale.

Differenziare e trattare i rifiuti organici non è importante solo per le risorse che si possono ricavare ma anche per i pericoli che permette di evitare: se non si differenzia l’umido e in maniera indistinta giunge tutto in discarica, senza un trattamento specifico, si possono avere diverse conseguenze negative.
Senza una raccolta differenziata adeguatamente organizzata e seguita dai cittadini lo smaltimento dei rifiuti diventa più complicato e spesso si sceglie di utilizzare inceneritori o termovalorizzatori, impianti dove i rifiuti vengono bruciati con conseguente dispersione nell’aria di particelle inquinanti.
In particolare l’umido, essendo un composto che per sua natura va incontro a processi di putrefazione, se non lavorato e controllato può emanare gas tossici, sostanze pericolose ed esalazioni potenzialmente nocive per la salute dei cittadini, oltre che dannose per l’ambiente. Infine, se i rifiuti organici vengono contaminati da altri materiali come plastica, vetro, alluminio etc. si va ad incidere sulla qualità del compost ottenuto riducendone i possibili utilizzi oppure richiedendo passaggi aggiuntivi alla lavorazione del rifiuto.

Raccolta differenziata. Cosa gettare nell’organico?
Scommetto che anche a te è capitato di titubare davanti ai bidoni della raccolta differenziata a causa di incertezze su dove gettare specifici rifiuti. Questa vuole essere una breve guida per chiarire dubbi e dare qualche consiglio per imparare a distinguere cosa gettare e cosa no nell’umido:

  • Avanzi di cibo e scarti provenienti da orti o giardini

Iniziamo dalle cose più semplici. Nell’umido vanno conferiti scarti di cibo sia crudi che cotti, gusci di uova, bustine di tè e camomilla, cialde e caffè sfuso ma non capsule del caffè. Le capsule del caffè possono essere o in plastica o in alluminio di conseguenza se pulite vanno raccolte nella plastica, viceversa, nell’indifferenziata. Finalmente da qualche anno sono state introdotte capsule compostabili ma è importante controllare sempre la presenza sul prodotto dei simboli che lo attestino.
Rientrano nella frazione umida anche tutti i prodotti alimentari scaduti, ovviamente privati dell’imballaggio.
Lo stesso vale per piccoli scarti di lavori botanici o di giardinaggio, fiori, erba, fogliame etc.

  • Tovaglioli, fazzoletti e carta da cucina

Carta assorbente, fazzolettini, carta igienica…Sono oggetti con cui entriamo in contatto quotidianamente. Se ci pensiamo ne utilizziamo tantissimi ogni giorno e quindi risulta ancora più importante capire bene dove gettarli per ridurre il più possibile il nostro impatto ambientale. La prima cosa da controllare è la presenza di stampe; queste impediscono lo smaltimento nell’umido poiché i pigmenti e le sostanze chimiche utilizzati ne alterano le proprietà. È risaputo che, se sporchi, questi materiali possono andare incontro al compostaggio tuttavia, se impregnati di detergenti, cosmetici o agenti chimici vanno obbligatoriamente smaltiti nell’indifferenziata.

  • Sughero

Il sughero è un materiale biodegradabile e, come tale, può essere smaltito nell’umido in molti Comuni (consultando il Rifiutologo messo a disposizione da Iren per il Comune di Parma, ad esempio, troviamo alla voce ‘tappi di sughero’ l’indicazione ‘organico’). Un tappo di sughero si composta facilmente tenendo conto che, all’interno di un bidone dell’organico, il rapporto tra sughero e altri materiali organici si riesce a mantenere ben equilibrato. Poche persone però sanno che il sughero è un materiale prezioso e per questo ne è previsto un conferimento specifico, che ne consenta il reimpiego selettivo, ad esempio per usi legati alla bioedilizia. È intuibile, quindi, che l’organico non rappresenti la destinazione migliore per il sughero e per questo il nostro invito è quello di informarsi su luoghi o centri di raccolta specifici più vicini al proprio domicilio.

  • Biodegradabile non è compostabile

Spesso si fa confusione tra il significato di biodegradabile e compostabile; a tal proposito è necessario fare attenzione poiché il sacchetto che utilizziamo per il nostro bidone dell’organico deve essere compostabile, quindi, o in carta o in bioplastica. Per fare chiarezza ecco le definizioni dei due termini:
Biodegradabile: qualsiasi materiale che possa essere scomposto da batteri, luce solare e altri agenti fisici naturali in composti chimici semplici come acqua, anidride carbonica e metano. La normativa europea stabilisce che essere definito biodegradabile un prodotto deve decomporsi del 90% entro 6 mesi.
Compostabile: (trasformabile in compost, un concime naturale) quel materiale che è sia biodegradabile che disintegrabile e il cui processo di decomposizione avviene in meno di 3 mesi.

Ricorda: se smaltiti e recuperati correttamente i rifiuti possono costituire un’ottima risorsa!

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