Integrazione all’esposto sull’incompatibilità del centro commerciale in zona aeroporto

Legambiente, assieme a WWF e ADA Associazione Donne Ambientaliste, ha depositato un’integrazione all’esposto sull’incompatibilità del mega centro commerciale di Baganzola rispetto alle zone di tutela del rischio previste per gli aeroporti. Incompatibilità che ha già portato al sequestro del cantiere, da parte della Guardia di Finanza su ordine della Procura della Repubblica.

L’integrazione si basa su documentazione relativa a carteggi tra Comune di Parma ed Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile) che solo recentemente le associazioni ambientaliste hanno avuto modo di visionare. Una interlocuzione tra i due enti pubblici che evidenzia le forti difformità di vedute sull’applicazione della normativa, con il Comune sostanzialmente sordo ai richiami di Enac sul rischio aeroportuale.

Legambiente, WWF e ADA dunque ripercorrono la vicenda dall’inizio evidenziando la volontà dell’Amministrazione Comunale di procedere senza indugi al rilascio dei permessi a costruire il mega centro commerciale, nonostante il mancato adeguamento del piano di rischi aeroportuale.

A fronte di questa volontà di procedere del Comune, nell’ultimo documento che Legambiente ha potuto visionare, ENAC richiamava nuovamente il fatto che il Piano di Rischio adottato dal Comune nel 2012 non era mai stato aggiornato alle modifiche del Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti che hanno introdotto le fasce laterali di tutela C e D dove è da evitare la realizzazione di interventi puntuali ad elevato affollamento quali i centri commerciali. A tale proposito ENAC faceva presente che “al momento del rilascio dei permessi a costruire il Comune di Parma avrebbe dovuto tenere conto dei vincoli introdotti dalla nuova configurazione dei piani di rischio, visto che le opere del centro commerciale ricadono per la quasi totalità all’interno delle fasce laterali di tutela” ed evidenziava che per analoga situazione, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, con sentenza del 08/08/2016, “ha ritenuto i permessi a costruire nulli o comunque invalidi perché assentiti in mancanza di adozione del piano di rischio”.

Alla luce di questa ultima affermazione, e di altre considerazioni di Enac riportate nell’integrazione all’esposto, le associazioni ambientaliste ritengono che, pur nelle more del sequestro del cantiere, il Comune di Parma dovrebbe procedere in autotutela alla sospensione del permesso di costruire del centro commerciale, facendo verificare ai suoi uffici l’ipotesi di nullità dello stesso. Questo a maggior ragione data l’asserita contrarietà al centro commerciale in area ex Salvarani, più volte espressa dall’amministrazione comunale. Contrarietà finora asserita a parole, mentre gli atti e le azioni pratiche andavano nell’esatta direzione opposta, ovvero a favore della realizzazione del centro commerciale così come dell’allungamento della pista dell’aeroporto.

Per quest’ultimo aspetto, che pare solo incrementare le incompatibilità e le interferenze con la presenza del centro commerciale, Legambiente ha costituito un gruppo di lavoro per esaminare i documenti del progetto e presentare le proprie osservazioni nell’ambito della procedura di valutazione ambientale avviata dal Ministero.

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