Da km grigio a oasi protetta, una possibile alternativa per la Parma

È una sinergia di associazioni, tra cui ADA (Associazione Donne Ambientaliste), ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), FIAB-Parma (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), Fruttorti, Italia Nostra, Legambiente Parma, Manifattura Urbana, Parma Etica, Sodales e WWF ad esprimere forti riserve sul progetto promosso dal Comune di Parma, denominato “Parco fluviale del torrente Parma”.

L’intervento, così come pensato, prevederebbe la posa di circa 2 km di soletta di cemento nell’alveo del torrente.
A questo proposito, le osservazioni poste alla riflessione dei cittadini di Parma e dell’Amministrazione Comunale sono state presentate in conferenza stampa, nei pressi del ponte Caprazucca.

In primis il rapporto costo-benefici delle opere comprese nel progetto: un’ingente somma di denaro pubblico (700.000 euro nel 2019 e altri ulteriori fondi nel 2020), andrebbe a sommarsi ai costi di manutenzione, specialmente dopo ogni piena (cioè almeno due volte l’anno, stando ai dati AIPO), stimando una spesa di 500.000/600.000 euro. Il tutto per un’opera che sarebbe fruibile solo da aprile/maggio a settembre (quindi per circa 5 mesi); che verrebbe chiusa nei restanti mesi dell’anno per rischio idraulico e per motivi di sicurezza pubblica dopo il tramonto; e infine chiusa in caso di piene.

Altro elemento considerato è l’impatto a carico dell’ecosistema dell’alveo. Il progetto, definito sulla carta poco impattante e che apparentemente favorirebbe la fruizione dell’ambiente, di fatto porterebbe a un aumento dell’antropizzazione dell’alveo della Parma. La costruzione di una nuova rampa all’altezza del liceo Romagnosi e l’ampliamento con ringhiera e la cementificazione delle tre rampe attualmente presenti cambierebbero la prospettiva stessa del Lungoparma.

Ad essere rimarcata, in questo caso è quindi l’importanza di un corridoio ecologico scampato alla cementificazione degli anni Novanta-Duemila, un’isola verde ricca di biodiversità, che riesce a mitigare il calore estivo in città, contrastando l’effetto del cambiamento climatico.

Oggi, il Lungoparma è posto privilegiato di osservazione della fauna in libertà. Negli anni, il greto del torrente Parma è infatti diventato luogo di ospitalità per oltre 100 specie, tra le quali caprioli, fagiani, lepri e numerosi uccelli, che in questo luogo vivono o nidificano, come aironi, garzette, cormorani, germani reali, cavalieri d’Italia, nitticore, e, perfino specie rare come l’airone schistaceo.

Un aumento dell’accesso antropico alla ristretta area del greto di Parma e la presenza di una pista ciclabile causerebbero l’allontanamento della fauna e la perdita della vocazione naturalistica dell’area e del ruolo sociale, educativo ed ecologico che essa svolge. Anche l’aspetto paesaggistico ne risentirebbe, a causa dell’installazione in un ambiente naturale quale il greto di un fiume, di manufatti (pista e rampe dotate di sponde, trombe per segnali di allarme). Al tutto si aggiungerebbe che, purtroppo, facilitando l’accesso al greto della Parma se ne favorirebbe l’utilizzo anche per altri scopi, non certo di osservazione naturalistica, con ulteriore aumento del degrado e della mancanza di sicurezza.
Le associazioni e i cittadini suggeriscono, pertanto, di destinare le risorse stanziate per il progetto a diversi usi che appaiono di maggiore importanza e urgenza.

Le alternative non mancano: dal miglioramento e mantenimento delle piste ciclabili già esistenti e dei parchi cittadini, alla sistemazione dell’itinerario ciclabile che porta a Baganzola, soggetto, nei due punti in cui corre nel greto della Parma, a copertura di fango che lo rende inagibile, fino alla riqualificazione, dopo la piena del Baganza nel 2014, della pista ciclabile che sull’argine destro, permetterebbe di uscire dalla città per andare a Sala Baganza, al Parco dei Boschi di Carrega e al Casino dei Boschi, collegando in questo modo i luoghi di Maria Luigia.
Oppure, ancora, creare un’asse di scorrimento ciclabile Nord-Sud sul Lungoparma, con delle piste che abbiano una propria sede, divisa dal percorso pedonale con un cordolo, sicure, omogenee e che possano passare sul torrente, riducendo traffico e mobilità non più sostenibili.

Inoltre, se l’intento dell’Amministrazione Comunale è di valorizzare l’ambiente fluviale, la proposta è quella di ripristinare l’area di riequilibrio ecologico che si trovava tra il ponte Stendhal e il ponte Dattaro, estendendola fino al ponte Caprazucca, per arrivare davanti alle scuole, facendone una vera e propria oasi naturalistica didattica protetta. Scopo di un parco fluviale, è infatti quello di prevedere la tutela dell’ambiente.

Un progetto, quindi, che sia frutto di uno studio ambientale, di un dibattito pubblico, di un confronto continuo con i cittadini, un progetto commisurato al luogo.

La Parma è un torrente, e il verde che lo circonda è un ambiente che svolge importanti funzioni, un patrimonio di biodiversità che la città ha la fortuna di avere, la cui osservazione andrebbe incentivata, ma dai ponti, veri e propri balconi, sul vero cuore naturalistico della città

Ai fini di informare i cittadini, le associazioni ambientaliste organizzeranno un’assemblea pubblica su questo progetto e sulle soluzioni alternative, mercoledì 13 febbraio, ore 18 nella sala riunioni in p.le Rondani 3/b.

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